Recensione: Calata Capodichino, Labadessa e la maturità artistica

Editore Shockdom
Autori Mattia Labadessa
Prima pubblicazione 2018
Prima edizione italiana 2018
Formato 15 x 22 cm brossurato
Numero pagine 144 a colori

Prezzo 15,00 euro

Torna in fumetteria Mattia Labadessa con il suo nuovo volume edito da Shockdom. Questa volta basta etichette: non è una raccolta, non è un graphic novel, non è una cosa così. È un volume di Labadessa ed è meglio che ci abituiamo perché, da ora in poi, sarà tutta una sorpresa. È quello che fanno gli autori.

UNA MATTINA…

L’uomo uccello, avatar fumettistico dell’autore, decide di fare una passeggiata all’aeroporto di Napoli, da poco rimodernizzato. La strada da percorrere è lunga, è la Calata Capodichino, che va da Piazza Ottocalli fino all’aeroporto. Una strada ampia che attraversa mezza città, durante la quale la minima distrazione può portare a fantasticare tra le magnifiche vie partenopee e, come sappiamo, al nostro uomo uccello piace pensare. Il protagonista viaggerà tra i suoi ricordi attraverso punti di vista differenti, fino all’emblematico finale.

… IN MEZZO AL TRAFFICO

Quello che blocca il protagonista, che interrompe il tragitto, non è solo un traffico urbano ma un vero e proprio traffico di ricordi, fatti di esperienze, colori e sensazioni che, come un flusso inesorabile, gli rendono impossibile continuare il suo viaggio. Questa è la prima, lampante, delle numerose metafore che Labadessa sceglie di operare, creando molteplici livelli di lettura tra un sapiente uso della narrazione e della grafica. L’autore deve raggiungere l’aeroporto, un luogo moderno capace di muovere le masse attraverso l’impossibile sogno del volo, lontano dai problemi della propria città, ma anche lontano dagli amici e dalla famiglia. Labadessa affronta la seconda parte del suo viaggio, cominciato con Mezza fetta di limone, e lo conclude accettando se stesso e i suoi problemi. Tranquilli, se avete sempre letto con attenzione le storie e le vignette di Mattia saprete comprendere senza problemi il gioco meta-narrativo che porta il protagonista/autore all’ultima pagina.

Forse non se ne rende nemmeno conto, forse è proprio perché ha sempre narrato con naturalezza, ma Mattia Labadessa ha raggiunto finalmente la sua maturità artistica. Può ancora crescere, certo, ma in questo Calata Capodichino vediamo, finalmente, un autore completo e capace che è riuscito a sintetizzare la sua poetica narrativa con un volume autentico e personale. Storia e vignette autoconclusive riescono definitivamente in un’amalgama che rende il racconto davvero notevole.
Nessuna metafora, questa volta: il protagonista lo sa, cade spesso in trance autocritiche – a volte anche distruttive – che lo portano a fantasticare e l’autore ci mostra questi flussi di pensieri attraverso le raccolte, riuscendo nella somma perfetta dei due stili. Labadessa matura, inoltre, l’uso del ritmo e degli elementi narrativi, strutturando un racconto che prosegue senza ostacoli e con fluidità eccezionale. Un’analisi approfondita, comparazione rispetto al precedente volume, evidenzia come l’uso dei tre atti e del colpo di scena sia stato affinato raggiungendo la già citata maturità artistica che, finalmente, valorizza l’autore.

Insomma Calata Capodichino è un punto di arrivo per Mattia Labadessa che, però, è al contempo un enorme punto di partenza. Ora è finalmente libero e quanto verrà dopo non potrà che sbalordirci nuovamente. Se non avete mai letto le storie dell’uomo uccello o avevate dei dubbi questo è il volume che fa per voi. Questo è Mattia Labadessa e, che vi piaccia o meno, è uno degli autori più promettenti nel panorama del fumetto italiano.

C4 MATITE:

Roberto Diglio

Sceneggiatore e, prima di tutto, accanito lettore di fumetti. Ho frequentato la Scuola Internazionale di Comics, progetto e scrivo molteplici fumetti, studio storia e analisi della nona arte. Ogni tanto dormo e sogno di diventare un autore famoso tanto da farmi insultare da quei maledetti recensori. Nel frattempo recensisco.

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