Cat’s Eye – Occhi di gatto

Credo che l’intuito femminile non funzioni quando si mette di mezzo la gelosia

LE SPIRE DI UN PATTO

occhi di gatto 2Operazione impossibile è quella di scindere immediatamente la riconoscibilità del cartone animato rispetto alla serie a fumetti presente, con colpevole ritardo, sul mercato italiano solo dall’aprile 1999. Le due operazioni, una editoriale e una televisiva, pur mantenendo moltissimi punti di contatto si poggiano su filosofie leggermente discostanti, sviluppando tematiche simili ma con metodi, risorse e ideologie velatamente differenti. L’opera è ideata e realizzata da Tsukasa Hojo nell’ormai lontano 1981, proseguirà per 18 tankobon terminando nel 1985, e se di primo acchito dovessimo classificarlo come genere, si potrebbe semplicisticamente farlo con quello poliziesco. Solo leggendo però, troveremo tracce di altri generi, magari non troppo marcati, che fanno di Cat’s Eye un fumetto dai molteplici livelli. La trama porta in seno una struttura semplice, una traccia al sole, una struttura basilare così scontata da ritrovarsi in certi casi pure banale, eppure con un po’ di pazienza tutto poco alla volta viene fuori. Il manga ci racconta la storia di tre sorelle, diverse di età, Rui apparentemente vicino alla trentina, Hitomi decisamente nel fiore dei venti anni e Ai minorenne e ancora afflitta da gravosi impegni scolastici. Le tre ragazze gestiscono un bar, il Cat’s Eye naturalmente, almeno di giorno, poiché la notte è riservata alla loro vera attività, quella di ladre. La missione è assai particolare in verità, si sono impegnate a recuperare la collezione del loro misterioso padre, composta da opere d’arte, gioielli e oggetti di grande valore. Come ogni patto d’acciaio che si rispetti però ci sono spigolature che sfuggendo al terreno della prevedibilità finiscono ineluttabilmente per arrecare sofferenza. Se già la situazione non fosse abbastanza complicata ecco arrivare un’altra cattiva notizia, il detective che segue i movimenti delle tre ladre è Toshio, il fidanzato storico della bellissima Hitomi. La consapevolezza di essere allo stesso tempo la croce e la delizia di un ragazzo maldestro alla ricerca di espiazione e di riconoscimenti sociali, porterà le protagoniste a periodi di crisi e a rivedere il loro status di efferate criminali.

RIFLESSIONI

Hojo compie un’operazione particolarmente insolita. Occhi di gatto viene pubblicato su la rivista Jump, che da sempre ospita tematichecats-eye-4925765 rigide, che abbiamo imparato a conoscere e riconoscere con semplicità, basta pensare a tutte quelle situazioni di amori liceali, di campioni dello sport, di combattimenti infiniti. Cat’s Eye propone un plot alternativo, innovativo, facile facile e tutto sommato dalle trame vincenti. Intendiamoci, non siamo di fronte alla storia del secolo, anche perché in determinati casi si ha la certezza anticipata che tutto finirà allo stesso modo provocando il rilassamento del lettore e qualche smorfia, ma tutto sommato sufficientemente avvincente. Si può credere che questo sia uno shojo manga, vista la chiara componente femminile però non tutto è immediatamente scontato. Innanzitutto le protagoniste non sono le solite ragazzine del liceo, giusto Ai lo è, ma piuttosto avvenenti donne con tutti gli attributi al proprio posto. Il campionario è al completo, ogni età è fieramente rappresentata, e non sfugge davvero la ricorrente sensualità emanata con fierezza, delicatezza, prepotenza. Indimenticabili le tute aderenti e le pose atletiche che esaltano fisici longilinei e chilometriche gambe, gesti protesi al compimento dei sempre più audaci colpi realizzati sotto gli occhi dell’impalpabile polizia. Fortunatamente il carico ormonale viene smorzato dal comportamento adolescenziale delle protagoniste, alle prese con le vicende della normalità quotidiana, con le faccende del bar e le conseguenze di un’esistenza ombrata di timidezza inspiegabile e voglia di crescere personale pari allo zero assoluto.

RIFLESSIONI 2

occhi di gatto 3C’è un risvolto umorale che riscopro prendendo in mano gli albi della serie, in quelle copertine così diverse dai disegni del cartone. E’ un sentimento difficile da spiegare per quelli che non hanno vissuto gli anni ’80, Hojo è intriso di quel decennio particolare che ha vissuto una dignitosa decadenza, una decomposizione confusa di un’arte che per la prima volta dopo moltissimi anni non sapeva che direzione prendere. Se il tono delle tavole e dei disegni è spensierato, a volte comico, le copertine sono lo specchio di un senso di nostalgia concreto; i volti pensierosi, trasognanti, lontani, sembrano cercare un punto verso il quale indirizzarsi. Un altro elemento, dimenticato e ad oggi relegato alle cronache dell’obsoleto è la tecnica cara a molti, quella dell’aerografo, strumento chiave per ottenere sfumature ampie, velate, leggere, ma intrisa di un freddo distaccamento così rigido da essersi cristallizzato in quegli anni ’80 così particolari.


Cat’s eye: 1
Cat’s eye: 2
Cat’s eye: 3
Cat’s eye: 4
Cat’s eye: 5

Riccardo Lucchesi

Tutto ha avuto inizio un giorno del 1988; ho comprato il numero 18 di Dylan Dog, Cagliostro! e non ho più smesso. Dylan ancora si trascina stanca, ma nel frattempo mi sono lasciato prendere la mano e ho invaso casa/e, non solo di fumetti ma ci ho messo un po' di sogni, di ricordi, di momenti, insomma ho misurato la mia vita tra pubblicazioni settimanali e mensili. E ora sono qua a scriverne per ricordarmi che ho fatto semplicemente la cosa giusta

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento