Chiisakobe #1, la forza di ripartire dalle macerie

Io non capisco affatto questi tempi in cui vivi tu, ma da che mondo è mondo, le cose importanti per una persona sono umanità e forza di volontà.

Trovandosi difronte a Chiisakobe , attesissimo manga vincitore di premi in tutto il mondo stampato in Italia da J-Pop Manga, la prima impressione sarà quella di trovarsi difronte ad un caso di omonomia per Minetaro Mochizuki. Lontane sembrano le atmosfere post-apocalittiche di Dragon Head e dell’ansiogeno thriller Phantom Stalker Woman, viene abbandonato il tratto più febbricitante per una linea più chiara e morbida e dal forte uso delle chine e dei “neri“. Sembrano sempre più lontane le derive orrorifiche o più puramente di fantasia per lasciare spazio alla cruda realtà del quotidiano ed in particolare per concentrarsi sulla vita di un ragazzo costretto a ripartire dalle ceneri che lo circondano per ricostruire la propria vita. Ma facciamo un piccolo passo indietro.

L’IMPORTANZA DI RIPARTIRE

La nostra storia si concentra sulla vita di Shigeji, erede di una famiglia di falegnami che si troverà da un giorno all’altro a doversi far carico dell’azienda di famiglia (la Daitome) e di un piccolo e disordinato nucleo famigliare. Il suo presente viene infatti sconvolto da un incendio in cui perdono la vita entrambi i genitori e dal tornado emotivo arrivato nella sua vita dopo l’assunzione di Ritsu, amica di famiglia, nel ruolo di domestica. La ragazza si porterà con sé infatti un gruppo di giovani ragazzi provienienti da un orfanotrofio, anche loro rimasti senza un posto in cui stare. Da questo momento si concentreranno momenti di puro slice of life dove dietro una maschera di quotidianietà classica si nasconde un racconto ben più radicato della cultura giapponese.

La storia infatti sembra concentrarsi sulla dicotomia e sul contrasto che ne consegue. Il protagonista sembra essere quello che oggi chiamiamo banalmente hipster, un ragazzo legato alla modernità degli studi di architettura che lo hanno portato lontano. Proprio questo ritorno alle origini scatenerà un contrasto con la parte più classica della sua vita, rappresentata dal cast di personaggi che incontrerà sulla sua strada.   Per esempio Ritsu, che si troverà coinvolta in un (ancora per poco) sommesso triangolo amoroso, trovandosi coinvolta insieme a Yuko (una ragazza al suo estremo opposto, acculturata e preparata per una vita da adulta). Altri esempi provengono dalle lotte di “classe” e culturali.

L’HON’NE E IL TATEMAE

Il concetto di divisione tra Hon’ne (quelli che sono i nostri sentimenti più reconditi, che vengono nascosti) e il Tatemae (ovvero quello che viene svelato in pubblico), ovvero tra quello che la società sembra volerci sommessamente richiedere, complice anche una posizione culturale o economica più elevata e quello che coviamo, sembra essere uno degli elementi portanti della narrativa. Mochizuki riprende questo concetto, portandolo allo stremo anche sotto l’aspetto puramente visivo e di storytelling. L’autore sembra quasi volerci “nascondere” (spesso inquadrando di spalle o nascondendo qualsiasi tipo di espressione facciale) e si concentra così sui piccoli dettagli, come nel caso del pugno chiuso, una rappresentazione dell’esasperazione a cui questo concetto li sottopone.

Proprio il romanzo originale di Shûgorô Yamamoto del periodo Edo, di cui questo fumetto è una sapiente trasposizione, faceva di questo conflitto uno dei suoi punti di forza. Come spesso superficialmente viene sottolineato la rigidità e l’etichetta sono un concetto fondamentale per la popolazione giapponese e la nascita di due termini, pronti ad indicare questo fenomeno sociale sottolineano ancora una volta l’ipocrisia difronte alla quale lo stesso mangaka vuole metterci difronte. Cosa siamo disposti a sacrificare di noi per mettere su pubblica piazza la nostra austera e ligia autorità?

Come accaduto per grandi maestri del passato (Jiro Taniguchi) e del presente (Atsushi Kaneko) sotto il punto di vista artistico l’opera sembra rifarsi ai grandi maestri occidentali: la grande tradizione autoriale di mestri come Charles Burns sembrano essere assimilati con assoluta maestria e capaci di creare un connubio tra occidente ed oriente. Il tratto è asciuttissimo e quasi più vicino alla ligne claire, vengono abbandonate completamente le linee cinetiche per lasciare spazio alla “recitazione“.

L’ENNESIMO COLPO DI MOCHIZUKI

L’opera ha catalizzato l’attenzione in tutto il mondo, arrivando a convincere pubblico e critica. Minetaro Mochizuki piazza così l’ennesimo colpo di coda (purtroppo anche l’ultimo, che risale al 2012, anche se recentemente è stata annunciata una sua trasposizione per L’Isola dei cani di Wes Andersson) per spiazzare di nuovo il suo affezionato pubblico. Se in Italia siamo ancora per poco orfani di altre due suoi lavori, come Tokyo Kaido e Maiwai l’opera diviene così un ottimo punto di partenza per conoscere un autore nel suo lato più classico ed un’ottima lettura per i fan di vecchia data. Un plauso a J-Pop Manga per il solito lavoro di ricerca e riscoperta del mercato più sommesso giapponese.

Pietro Badiali

Nato e cresciuto con Batman-The Animated Series ed i film di Tim Burton mi approccio ai fumetti anche grazie ai supereroi. Alla 150esima resurrezione decido di lanciarmi anche in altri campi. Ora sono un onnivoro: manga, graphic novel, BD, comics...l'importante è la qualità.

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