Recensione: Dylan Dog #383 – Profondo nero

Editore Sergio Bonelli Editore
Autori Dario Argento, Stefano Piani, Corrado Roi e Gigi Cavenago
Prima pubblicazione 27 luglio 2018
Prima edizione italiana 27 luglio 2018
Formato 16 x 21 cm brossurato
Numero pagine 96 in bianco e nero

Prezzo 3,50 euro

Il piacere è dolore, Dylan

C’è un recesso, dentro l’animo umano, dove tutto è buio. In questo anfratto, coperto magari da una patina esteriore brillante e cordiale, vi sono desideri che la società e la cosiddetta “normalità” ripudiano, ma che per taluni individui sono il cardine della loro esistenza: comportamenti che certo non darebbero fastidio né nuocerebbero, ma che agli occhi degli altri risultano incomprensibili. Dario Argento (con l’aiuto di Stefano Piani) ci cala in questa oscurità personale con l’albo #383 di Dylan Dog, Profondo nero.

IL FASCINO DI UNA SCONOSCIUTA

Il nostro amichevole indagatore dell’Incubo trascorre una giornata qualunque nella piovosa Londra, sopportando ciò che contraddistingue la capitale inglese: un traffico intollerabile, Groucho e una buona dose di sfortuna. Gli accade quindi per caso di imbattersi in un vernissage di una mostra fotografica a tema B.D.S.M. curata da Eslie Arlington, l’artista visiva protagonista dell’evento, che lo invita ad entrare. Ed ecco che subito gli scatti di dominazione e sottomissione, di un corpo avvinghiato da corde e utensili del mestiere, agli occhi di Dylan si riflettono nella folla, nel viso della modella sfuggente ritratta in quelle foto. Chi è davvero la ragazza? Perché il suo volto sembra trasmettere qualcosa al nostro eroe ed egli sembra l’unico a poterla percepire?

L’albo è molto peculiare. Le mie aspettative, dovute a un autore d’eccezione universalmente riconosciuto come il maestro dell’horror, sono state tradite nel senso positivo del termine. Credevo infatti che avrei letto pagine intrise di gore, corpi mutilati e sangue a fiumi: memore dei film cult che Argento ha diretto, pensavo che sarei saltato sulla sedia più e più volte. Non è stato così, perché il regista mi ha sorpreso (e convinto, seppur non del tutto) con toni thriller/soprannaturali, con una storia non banale molto vicina a The Others e Il sesto senso, con un gioco di piani dell’esistenza e di comunicazione che lasciano Dylan a ondeggiare fra essi, guidato da visioni nel tentativo di risolvere il mistero, in questa sua ricerca personale di una donna.

MISERIA E… NOBILTÀ

Un elemento collaterale del racconto, minore rispetto ai desideri reconditi ma funzionale ai fini della trama, è la nobiltà, gli scarni privilegi e i terribili difetti che questo status sociale ormai passato comporta. Quale posto nel mondo possiede chi ha sangue blu nelle vene? Qual è la relazione deve intrattenere con chi non è titolato? Quali tradizioni caratteristiche e identitarie può conservare oggi per definire sé stesso? L’intrecciarsi di queste domande con il B.D.S.M. è evidente: lo stabilire rapporti subalterni permette ai contraenti di esprimere la propria natura più intima, di trovare nel dolore procurato e ricevuto una via di fuga da qualcosa che opprime, da una gabbia invisibile eppure forte e presente. Tutti questi temi trovano la loro esaltazione nel tratto di Roi, che nel bianco e nero da il meglio di sé, con tavole intense ed iconiche (ad es. la scena nel “circo) e con espressioni dei visi languide e profonde; a ciò si aggiunge il classico effetto sfumato della china tipico del disegnatore, che tanto ha caratterizzato gli albi da lui creati.

Dylan Dog #383 si delinea quindi come un buon albo, capace di intrattenere il lettore e confezionando una storia dal ritmo giusto e dai risvolti stuzzicanti, pur non essendo esente da un minimo rischio di prevedibilità che questa trama comporta.

PRO CONTRO
– Disegni eccezionali, dove la mano di Corrado Roi impreziosisce ogni singola tavola.
– Storia thriller/soprannaturale dal buon ritmo.
– Alcuni lettori potrebbero intuire il corso degli eventi a causa della struttura narrativa.

C4 MATITE:

Andrea Tondi

Filologo romanzo, vive nel suo mondo fatto di cavalieri e avventure mistiche nella foresta. Quando torna nel mondo reale, scrive di fumetti.

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