I tre Adolf #1 e #2, un thriller politico monumentale

La collana Osamushi Collection di J-Pop Manga sta dando la possibilità ai barbari che non hanno mai recuperato le opere di Osamu Tezuka di redimersi.
Probabilmente, molte delle persone che hanno già letto ” I Tre Adolf”, adesso mi staranno invidiando.
Già, perché ho potuto godere per la prima volta, a cavallo tra il 2018 e il 2019, di uno dei capolavori più grandi del fumetto mondiale.
Sperticare lodi ad una delle più grandi opere del Dio dei Manga è facile e anche scontato, ma non è facile fare altro che ribadisca l’ovvio; dopotutto, stiamo parlando di un capolavoro.
La storia dei Tre Adolf, di questi tempi in Europa è quantomai attuale, aiutandoci a non dimenticare la violenza e la follia del secolo scorso.

Le mirabolanti disavventure di Sohei Toge

Il sipario si apre con le Olimpiadi tedesche del 1936: Sohei Toge, un ex atleta che lavora come Reporter per un giornale di Osaka, scopre che suo fratello Isao è misteriosamente scomparso, poco dopo che i due familiari si erano riconciliati.
Dopo innumerevoli indagini, Sohei scopre che è altamente probabile che la sua morte fosse di natura politica, per questo la polizia tedesca ha insabbiato l’avvenimento cercando di eliminare qualsiasi traccia che riguardi la vita di Isao in Germania.
Il fratello del Reporter infatti, è stato accusato di comunismo da parte del governo tedesco, ma in realtà il giovane aveva delle informazioni che avrebbero messo a rischio tutto il Reich Tedesco.
Informazioni che presto diventano il motore a cui girano intorno tutte le vicende legate alla trama, che vede Sohei assumere il pesante fardello che portava sulle spalle suo fratello Isao.
La narrazione riesce a tenere con il fiato sospeso e ad intrattenere in maniera egregia, accompagnato da un tratto pulito e dalla forma delle vignette che scandiscono in maniera superba il tempo che scorre e la frenesia di alcune azioni.
Non c’è molto da dire se non lodare il lavoro svolto da Tezuka che, al netto di alcuni errori di battitura e “sviste” editoriali è sicuramente un grandissimo prodotto.

Il razzismo in Giappone e la guerra ne I tre Adolf

Adolf ni Tsugu, fu originariamente pubblicato sullo Shukan Bunshun, un settimanale di notizie dedicato agli adulti,  ed è evidente come il progetto non sia adatto per il pubblico più piccolo.
L’editor in chief dello Shukan Bunshun infatti non voleva concepire un lavoro di intrattenimento spensierato, ma ha indirizzato Tezuka a produrre un “tetteiteki ni shiriasu na taiga dorama”,  traducibile in un “profondo e maturo dramma storico”.
Il fatto che sia stato pubblicato in una rivista che con i manga aveva poco a che fare era un avvisaglia di quanto le sue tematiche fossero distanti dalla maggior parte dei manga dell’epoca.
Tra l’altro fu anche uno dei primi fumetti giapponesi ad essere pubblicato anche nelle librerie nipponiche.
Sebbene gli eventi che danno vita al manga siano ispirati da fatti storici assolutamente non confermati ( come ad esempio il contenuto dei documenti) , Tezuka non ha mai dichiarato apertamente di aver scritto un evento fittizio.
Infatti, stando alle sue parole, il suo scopo era scrivere una storia di guerra onesta e franca.
Il Dio dei manga si riferiva alle storie di guerra pubblicate negli anni ’80 da giovani scrittori che, per ragioni anagrafiche, non avevano mai sperimentato gli orrori della guerra.
È indubbio che gli eventi delle vicende descritte nel manga siano inventati e che facciano parte di una sorta di “cortile” in cui Tezuka gioca intrattenendo il lettore, ma è altrettanto indubbio che l’autore riversi nell’opera anche tutti i suoi ricordi della seconda guerra mondiale, diventando, de facto, il Senchu Nikki dell’autore.
Quando infatti si introduce un terzo personaggio (che pare recitare una sorta di Rakugo) alla narrativa di base dei Tre Hadolf inizia ad apparire evidente come l’autore si sostituisca a Sohei, descrivendo metafisicamente il suo coinvolgimento come personaggio di supporto della storia.
Alcuni studiosi, come Frederik L. Schodt affermano che I Tre Adolf abbia più fondamento storico di quanto si sia portati a pensare.
Nel 1940, vivevano più di 1000 ebrei in Giappone. La stragrande maggioranza di questi rifugiati erano ebrei tedeschi e austriaci, che non avevano bisogno visti di transito dovuti all’Alleanza dell’Asse, giunsero in Sol Levante (via Shanghai) tra il 1938 e il 1939.
Inoltre, il Giappone non ha mai interamente aderito al progetto della Germania nazista di annientamento ebraico, ai rifugiati ebrei non è stato impedito attivamente di entrare nella società Giapponese. Anche
se tecnicamente appartenenti ad  una “razza nemica”,  i visti di transito erano esclusivamente basati sulla propria nazionalità, e non sull’affiliazione religiosa, considerando de facto gli ebrei semplici stranieri che avrebbero potuto circolare in maniera abbastanza libera fino al 1942, quando il Giappone ha rivisto le leggi dell’immigrazione dopo l’attacco di Pearl Harbor.
Il risultato di queste politiche pre-Pearl Harbor  fu che una considerevole comunità ebraica fiorì a Kobe, che nel fumetto ospita la “Jewcom” l’organizzazione di cui Isaac Kamil è un dirigente.
I ricordi dei rifugiati testimoniano il fatto che gli ebrei sono stati trattati con calore e gentilezza al loro arrivo in Giappone.
Secondo le  parole degli stessi rifugiati, il Giappone era una nazione  “umana” e “sicura”.
il consolato di Kobe scrisse, in un rapporto ufficiale nel 1941, “Non sono stati riportati casi di discriminazione contro i rifugiati ebrei, e il commento dei quotidiani non è stato scortese“, simbolo che una vita come quella della famiglia Blumen, nonché quella dei Kamil fosse potenzialmente possibile (anche se moltissimi ebrei erano in Giappone per brevi lassi di tempo, in attesa di andare in altri paesi meno politicamente vicini alla Germania Nazista).

Conclusione

I tre Adolf ” è un manga che tutt’oggi merita di essere letto.
Non solo intrattiene, ma se letto con il giusto occhio, può senza dubbio restituirvi uno sguardo culturale sul Giappone ai tempi del Nazismo.
Non fatevelo scappare.
Non siate come me.

Pacione Bosconovitch

Pacione Bosconovitch è un losco figuro appartenente all'anonimo mondo del web. Ama parlare di videogiochi, sia vecchi che nuovi, ed ama viaggiare.

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