La mia vita in barca #2, la deriva di Tsuda e di Tsuge Tadao

Un tempo avevo degli obiettivi. Ma durante il viaggio che ho affrontato per raggiungerli ho finito per perderli di vista.

Il movimento gekika ha fatto dell’racconto dell’Io una vera e propria ossessione narrativa. I fratelli Tadao e Yoshiharu Tsuge hanno raccolto nei loro volumi più celebri, La mia vita in barca e L’uomo senza talento, la summa delle loro pregresse esperienze personali e della loro concezione, incociliabile proprio la diversa visione d’intenti. Una parte della cultura orientale fonda le proprie basi fondanti sul concetto dell’ozio e della sua cultura all’interno dello sviluppo dell’uomo. Proprio questo volume, una delle colonne portanti della proposta delle “immagini drammatiche”, come venivano definite da Yoshihiro Tatsumi, di Coconino Press sembra raccontarne gli aspetti e analizzarne al meglio il lato più “scanzonato“.

INSEGUENDO LA CRUCIANA

Gli anni sembrano scorrere inesorabili nella vita di Tsuda Kenta che si divide tra la vita in barca, passata come sempre tra le sponde del fiume circondato da vecchi e strampalati amici e la fin troppo tranquilla vita di tutti i giorni. Il figlio gestisce più o meno senza difficoltà il negozio di famiglia e la moglie sembra più che mai spingerlo per tornare sui suoi passi e ritrovare la sua unica passione: la scrittura. L’arrivo della calma piatta sembra però trascinarlo di nuovo in un limbo dal quale sembra non riuscire mai a scappare: la volontà di staccarsi da tutto quello che lo circonda per scrollarsi dalle responsabilità e l’inevitabile impatto con la realtà. Così si perde: non lascia tracce e viene inghiottito dal fiume Tone, un vero e proprio inferno per le anime perdute che sembra inghiottirlo tra le sue rive sempre più aride e inquinate, con i suoi misteri e il circo di vite che ne percorre il corso.

La vita del protagonista (e di riflesso anche quella di Tadao, che qui parla indirettamente di sé e della propria condizione di mangaka) sembra qui concentrarsi su un aspetto fondamentale della società moderna: la ricerca continua dell’uomo moderno di sogni sempre più grandi ed irraggiungibili e il lento e progressivo distaccamento da ciò che lo circonda. In questo caso il sogno irrealizzabile ha solamente un nome: cruciana. Un animale quasi leggendario per gli abitanti del luogo, un “mostro” di quasi 60 cm capace di resistere agli attacchi dei pescatori e di aggirarsi sul letto del corso d’acqua. La creatura e la sua pesca rappresentano così un ostacolo da superare, una rappresentazione della vittoria contro le paure che da sempre lo schiacciano e lo isolano, la vittoria sulla nullafacenza che sembra inghiottirlo ogni volta che si trova ad un passo dal raggiungimento di un successo. La sua stessa salute sarà quasi inevitabilmente legata con un fil rouge a questa svolta, arrivando a mostrare i lati più drammatici dello Tsuge-pensiero.

UNO STILE INCONFONDIBILE

Ritornano forti i temi del conflitto con il passato, qui rappresentato dall’umile passato di Tsuda e del suo lavoro in una banca del sangue (in pieno contrasto con ogni sua velleità artistica), e degli strascichi inesorabili che la guerra ha lasciato sul Giappone. Quello post-guerra è un paese quasi immobile nel tempo, dove il sogno e la bellezza sono stati sbriciolati sotto i colpi delle bombe e della crudeltà dell’essere umano.

Le oltre 600 pagine che compongono il racconto de La mia vita in barca, che in questo secondo volume presentano la lettera pubblicata dallo stesso autore nei confronti del suo pubblico (nel quale si scusa per la chiusura forzata dell’opera e si augura il completamento dei volumi successivi, mai arrivati), sono un racconto unico sulla fragilità della vita e sul suo lento sgretolarsi con il correre degli anni. Il volume anche si chiude con le fataliste parole “quale utilità ricava l’uomo da tutto l’affanno per cui fatica sotto il sole?” sembrano quasi essere una presa di coscienza di un uomo difronte ai suoi difetti.

Anche sotto il punto di vista il disegno dell’autore è perfettamente riconoscibile ed unico nel suo genere, dove lo stile derivativo dei grandi maestri del passato (su tutti Tatsumi e la grande eredità di Osamu Tezuka, qui simpaticamente citato attraverso uno dei suoi personaggi chiave, su tutta la produzione nipponica) incontra la grande innovazione della rivista Garo Magazine. L’opera racchiusa all’interno di griglie dallo stile classico si muove con un andamento leggiadro e inconfondibile.

UNA VITA IN BARCA

La mia vita in barca, uno dei primi prodotti della collana dedicata al Gekika di Coconino Press (che continua a muovere i suoi passi sotto lo sguardo attendo di Ratigher e di Vincenzo Filosa), è uno degli impatti più duri della cultura occidentale con quella occidentale, un fumetto capace di scatenare nel pubblico sensazioni contrastanti e però immersivo per tutta la durata del suo percorso. Tsuda rappresenta appieno tutta la conflittualità dell’uomo moderno, protratto verso risultati irraggiunbili e sempre più distaccato da ciò che ha davanti agli occhi.

Pietro Badiali

Nato e cresciuto con Batman-The Animated Series ed i film di Tim Burton mi approccio ai fumetti anche grazie ai supereroi. Alla 150esima resurrezione decido di lanciarmi anche in altri campi. Ora sono un onnivoro: manga, graphic novel, BD, comics...l'importante è la qualità.

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