Recensione: Last Man, da DB a BD

Editore Bao Publishing
Autori Balak, Michaël Sanlaville e Bastien Vivès
Prima pubblicazione 2012
Prima edizione italiana 2014
Formato 15 x 21 cm brossurato
Numero pagine 216

Prezzo 16,00 euro

Il 28 febbraio del 2014 arrivava in Italia grazie a Bao Publishing il primo volume di quella che sarebbe stata destinata ad essere una delle serie a fumetti europee più apprezzate degli ultimi anni: Last Man, ad opera del trio francese composto da Sanlaville, Balak e Vivés. Dopo 4 anni e un premio come miglior serie al Festival di Angoulême, le imprese del giovane Adrian Velba, sua madre Marianne e del misterioso Richard Aldana giungono al nono volume, passando a pieni voti la prova del tempo.

LAST MAN: DA DRAGON BALL…

Leggendo i primi due volumi della serie la prima impressione è quella di trovarsi di fronte a un tipico battle shōnen. La storia si apre con un torneo di lotta in perfetto stile Dragon Ball e i personaggi, a partire dai protagonisti, sembrano attenersi perfettamente a certi topoi del manga di combattimento per ragazzi.

Adrian è un bambino timido e insicuro che cerca di superare i suoi limiti guidato dalla sua determinazione, mentre il suo partner in campo, il lottatore Richard Aldana, è un adulto rozzo, sfacciato e pragmatico. Fra colpi di energia, nemici presuntuosi, guerrieri mascherati e passati nebulosi, gli ingredienti per un Naruto o un One Piece alla francese ci sono tutti. Se non fosse che dalla fine del secondo volume in poi, gli autori decidono sapientemente di svelare le carte in tavola e di far deragliare le aspettative dei lettori.
Dal momento della misteriosa e rocambolesca fuga di Richard, infatti, diventa lampante come lo shōnen sia solo il punto di partenza dell’opera, una solida struttura sulla quale gli autori vogliono instaurare un discorso più personale. Sanlaville, Balak e Vivés si dimostrano abili nell’usare tutti i meccanismi del genere per costruire una storia accattivante e dal ritmo perfetto, ma allo stesso tempo è percepibile nei loro intenti una voglia di sabotarlo dall’interno.

….ALLA BANDE DESSINÉE

Una delle prime peculiarità che salta all’occhio riguarda la caratterizzazione dei personaggi. Per quanto essenziale e veloce, assume sempre (a parte qualche eccezione particolarmente teatrale) un tono umano e realistico, senza mai ridursi all’uso di stereotipi bidimensionali. Le scelte dei personaggi e le loro reazioni appaiono comprensibili e appropriate, ma non per questo banali o prevedibili. Adrian è sì un combattente dotato di abilità incredibili, ma gli autori gli concedono anche di essere un bambino, e come tale di spaventarsi di fronte agli orrori e le violenze che è costretto a vedere.

Questo è particolarmente chiaro soprattutto nel modo in cui viene mostrato il sesso (ironicamente proprio questo elemento ha causato problemi al momento della pubblicazione di Last Man in Giappone). Nello shōnen il sesso è relegato a componente comica, ad oggetto di brevi siparietti o al puro fanservice, non è mai trattato direttamente (complice anche l’ampio range d’età a cui questo tipo di manga si rivolgono) come tema. In Last Man invece il sesso è inserito anche come elemento a sé stante, come passione capace di provocare sguardi imbarazzati e turbamenti. Non è un elemento chiave della storia, ma serve a delineare il panorama psicologico dei personaggi, a mostrarli come umani e a non confinarli nel loro ruolo.
Attraverso il sesso Marianne per esempio viene liberata narrativamente dal suo essere madre e il lettore può così osservarla da una prospettiva diversa da quella di Adrian. Lo stesso accade quando Gregorio vede per la prima volta le forme di Elorna sotto la maglietta attillata; la sua reazione lo riconsegna alla naturalezza della sua età e lo libera (dal punto di vista del lettore, ovviamente) dall’obbligo di essere solo l’abile soldato presuntuoso e pieno di sé. L’attrazione sessuale crea collegamenti fra i diversi personaggi e allo stesso tempo genera una maggiore empatia con il lettore.

Anche da un punto di vista grafico Last Man sembra abbracciare e rovesciare (con una sapiente presa da wrestler) i canoni del manga d’azione. Uno dei punti di forza del fumetto nipponico, riconosciuto anche dai maestri del fumetto europeo e americano (si pensi a Moebius o a Frank Miller) è quello della resa del movimento, elemento a maggior ragione essenziale nelle storie di combattimento. Balak e Vivés questo lo sanno bene, e infatti le tavole di Last Man sono ultradinamiche, ma il modo in cui decidono di rendere la fluidità della lotta è quasi diametralmente opposto alla tradizione del manga di genere.
I corpi vengono mostrati come sospesi, danzanti, dilatando il tempo dell’azione e concentrandosi sui singoli movimenti. Nessun montaggio serrato, la battaglia viene “ammorbidita” e alleggerita dal suo peso, dalla forza dell’impatto dei colpi.

VERSO UN RADIOSO FUTURO?

La serie ormai sembra avvicinarsi alla sua conclusione, e probabilmente ha ancora delle carte da giocare. Quello che è chiaro è che dietro all’opera c’è uno studio dettagliato e consapevole delle sue diverse fonti di ispirazione, ma anche una voglia di scuotere il lettore dalle sue abitudini. Non a caso Vivés dichiara in un’intervista con fare provocatorio che il pubblico di riferimento dell’opera non sono i “geek, otaku e nerd”.
Questo non deve far pensare che l’idea degli autori sia quella di decostruire il fumetto di combattimento o di intellettualizzarlo con fare snob, guardandolo dall’alto verso il basso. Al contrario Last Man (che ricordiamo è accompagnato da stickers, un videogame e una serie prequel animata) dimostra in ogni pagina il suo amore nei confronti del genere, dei suoi esponenti e delle sue invenzioni , ma si prende la libertà autoriale di uscire da certe logiche che rischiano di congelarlo o di renderlo ripetitivo. Last Man finora è riuscito a costruire una sua identità molto forte grazie a questo tono “realistico”, il quale permette all’opera di rimanere coerente anche in mezzo alla grande varietà di registri e situazioni che mostra ( in nove volumi si passa dalle arti marziali a un processo surreale in una wasteland corrotta, dal thriller urbano alle atmosfere medievali cavalleresche). Ora non resta che aspettare di vedere se i prossimi volumi incontreranno le alte aspettative del pubblico, donando una degna conclusione a uno dei progetti più innovativi e peculiari che il fumetto europeo abbia visto in questi ultimi anni.

PRO CONTRO
Stile grafico dinamico

Trama accattivante

Ottima caratterizzazione dei personaggi principali e secondari

Qualche errore grossolano di traduzione

C4 MATITE:

Andrea Pilloni

Recensore ed esperto games

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