Recensione: Morgan Lost #01 – L’uomo dell’ultima notte

Editore Sergio Bonelli Editore
Autori Claudio Chiaverotti, Fabrizio De Tommaso, Michele Rubini
Prima pubblicazione Ottobre 2015
Prima edizione italiana Ottobre 2015
Formato cm 16 x cm 21
Numero pagine 100

Prezzo € 3,50

Guarda chi si rivede… Le persone che vengono dal mare… Harry Rainblood, Martha Finnegan, Paul Lester e gli altri: tutti serial-killer… Mi guardano duri, cattivi… D’altronde, li ho uccisi io…

TANTO È SEMPRE COLPA MIA

Morgan-Lost-BonelliHo un rapporto di odio-amore con le testate Bonelli, da un po’ di tempo sto cercando di disintossicarmi, di godermi la lettura senza necessariamente sezionare trasversalmente il prodotto, anche perché questa operazione, molto simile ad un’autopsia o alla pratica misteriosa di un tassodermista, mi allontana dal più banale godimento. Sono rimasto al riparo dal fiume di opinioni piovute da ogni parte in merito al tanto declamato rinascimento di Dylan Dog, ho assistito muto all’affievolimento di un grande vecchio come Martin Mystère, ho spiato la reazione delle folle in merito all’operazione Orfani e infine ero sicuro di aver deciso di non comprare Morgan Lost. Consapevole del mio distacco ho affrontato la consueta visita in edicola, giusto per fare fronte alle necessarie spese settimanali quando l’ho visto: rosso, lucido, amabile, disincantato, ammiccante. Per farla breve è finito pure lui nel sacco. Morgan Lost il suo nome.

SPACCATO DI UN PROGETTO

Morgan Lost si presenta spudoratamente con un carico esagerato di iniziative che coinvolgono il fumetto in tutta la sua integrità. Ma procediamo per gradi:

  • Morgan LostCopertina: ben oltre la bella interpretazione di Fabrizio De Tommaso si scorgono elementi di forte richiamo. Il protagonista innanzitutto, accomodato in una posa da duro che ancora dobbiamo scoprire, ma quello che cattura l’attenzione è la quinta apparecchiata dietro, un mosaico di volti, personaggi, ritratti, riflessi, incubi…. suggerimenti che invitano a scoperchiare i segreti di un nuovo mondo. Il gioco tonale stemperato sul passaggio rosso-bianco-nero comunica immediatamente che non siamo di fronte alla solita pappa pronta.
  • Disegni: la sceneggiatura puntigliosa di Chiaverotti non deve aver lasciato molti margini di movimento, le scene sono dense, intrise di significato, ordite e ordinate secondo un’architettura ampia, strutturata, concreta. Il segno è ispirato, magari proprio perché è il primo numero, su questo vedremo in seguito, ma è un tratto ben addomesticato; cambia con relativa semplicità nel passaggio tra gli interni e gli esterni, tra i volti e le minuterie che ne delineano il carattere. Non ci sono interpretazioni scontate, Michele Rubini fa davvero bella mostra di sé, sottolineando che anche in Italia sappiamo fare fumetto ad altissimo livello.

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  • Colori: è già sorprendente il fatto che anche questa testata sia concepita a colori, visto che la pluridecennale storia di Bonelli ci ha abituato ai colori solamente in concomitanza di avvenimenti eccezionali. Ma questa volta l’utilizzo del colore fa parte della storia, perché solamente il rosso e il grigio esaltano la storia catalizzando l’attenzione sui dettagli. Un vero e proprio effetto evidenziatore che pone in ogni spazio disegnato un accento particolare, così il semplice click della luce non è solo onomatopea ma è un suono che si accende, gli occhi di uno sconosciuto s’illuminano, un dettaglio emerge dall’indifferenza di un quadro generale. Devo dire bella trovata.
  • La storia: difficile sbilanciarsi troppo dopo così poche pagine, ma molte cose si intuiscono. La partenza sembra efficace però. Siamo in una probabile realtà parallela, idealmente moderna ma non troppo, la tecnologia è fusa con la quotidianità ma non ne determina tutte le condizioni. Esistono i cellulari per esempio, ma sono apparecchi ingombranti, preistorici, semplicemente desueti ai nostri occhi. New Heliopolis è la città che fa da scenario agli avvenimenti, un’ambientazione decadente dal sapore gotico post moderno, un set perfetto che coordina contemporaneamente architetture londinesi con uno spiccato gusto da antico egizio, scorci futuristi e dettagli art nuoveau.
  • Dialoghi: se per tre quarti del viaggio si respira un freschissimo senso di libertà, di creatività smodata, di provocazione intelligente, alla normalità purtroppo ci riporta quella ruggine che ancora deve essere sgrossata sia nel linguaggio che in certe espressioni che sanno davvero di retaggio antico. E cito testualmente “…senza i manicaretti non te lo impalmi un mammalucco vuoi capirlo” (dialogo tra due ragazze), e poi “… non vi dirò niente razza di cornacchie…” (detto da un feroce serial killer rivolgendosi a due agenti) e per finire “v-vermi schifosi!” (imprecazione scappata al nostro Morgan sottoposto a tortura”. Signori miei così non ci siamo, da questo punto di vista abbiamo molta strada da fare, specialmente nel confronti dei maestri di bandiera americana.

Morgan Lost

TUTTO UN MONDO DA SCOPRIRE

Allestire le idee annotate in una sceneggiatura è un compito complicatissimo, richiede una banca dati mnemonica di primo livello, una capacità investigativa assai fine e dell’immaginazione affilatissima. Chiaverotti ci sfida con questo albo, ci apparecchia una tavola di trovate e ricordi che restituiscono un set grandioso e coinvolgente. MORGAN 1Le tavole sono infarcite di citazioni prese da film, opere d’arte, illustrazioni collocandole in un calibrato puzzle. Se ne possono portare alla luce davvero molte come ad esempio: la Maria-robot di “Metropolis (il film capolavoro di Fritz Lang, 1927), la luna con il razzo nell’occhio da “Viaggio nella luna” (Georges Méliès, 1902), le architetture futuriste di Antonio Sant’elia (bozzetti per una centrale elettrica), la Venere di Milo di Alessandro di Antiochia (130 a.C.), il Chrysler building (1930), il quadro “I nottambuli” di Edward Hopper (1942), l’orologio gigante ispirato al film Hugo Cabret, il dipinto “L’urlo” di Edvard Munch (1893) combinato con il volto di “Nosferatu” (film di Friedrich WihelmMurnau, 1922), “Guernica” di Pablo Picasso (1937), “Le ballerine de l’Operà” di Degas (1870), la combinazione di due famosi dipinti di CaravaggioAmor vincit omnia” (1602) + “Scudo con testa di Medusa“) (1597), il coniglio ispirato al film “Donnie Darko” (Richard Kelly, 2001), il treno di “Snowpiercer” (Bong Joon-ho, 2013), la setta di adepti egiziani da “Piramide di paura” (film di Barry Levison, 1985) e molti altri che vi lascio scoprire.


MORGAN LOST N.1 – L’UOMO DELL’ULTIMA NOTTE
LUKAS 1/7 — BONELLI
Dylan Dog. Caccia alle streghe
L’inizio. Orfani: 1
Ringo. Orfani: 1

C4 MATITE:

Riccardo Lucchesi

Tutto ha avuto inizio un giorno del 1988; ho comprato il numero 18 di Dylan Dog, Cagliostro! e non ho più smesso. Dylan ancora si trascina stanca, ma nel frattempo mi sono lasciato prendere la mano e ho invaso casa/e, non solo di fumetti ma ci ho messo un po' di sogni, di ricordi, di momenti, insomma ho misurato la mia vita tra pubblicazioni settimanali e mensili. E ora sono qua a scriverne per ricordarmi che ho fatto semplicemente la cosa giusta

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