Orfani: Ringo #05 – All’ultimo respiro

L’azione! Conta solo l’azione! Perché siamo definiti dai nostri gesti, non dalle nostre parole.
(Orfani:Ringo #5)

ALL’ULTIMO RESPIRO

ringo5_coverBoom! Un’esplosione ci ha tenuti con il fiato sospeso per un lungo mese. Proprio mentre stiamo per esalare l’ultimo respiro, scusate il pessimo gioco di parole, ecco che arriva All’ultimo respiro, quinto capitolo di Orfani:Ringo. Ormai lo schema della serie on the road ideata da Recchioni e Mammucari è ben rodato, si viaggia. Sempre e comunque. La corsa verso il nord Italia è veloce e senza sosta. Tappa di questo mese è Lucca, svuotata da tutti gli stand di editori vari e da cosplayer seminude, si è trasformata in una città fortezza per ricchi benpensanti e illusi di potersi salvare dalla catastrofe che ha riscritto le regole del pianeta Terra.

Nella sua canonica struttura All’ultimo respiro, è un albo che interrompe la splendida narrazione che ha accompagnato i numeri precedenti della serie. Non è un caso se c’è una brusca virata Action tra le pagine di Ringo. L’intento dell’autore, torna ai testi papà Recchioni, è stabilito già nel diario della Juric che apre la prima tavola della storia. “Il pensiero che non produce azione è un pensiero inutile“.

Ed ecco che si crea uno strano paradosso mentre la narrazione procede. Ovviamente nulla è lasciato al caso. Finora si era spesso discusso della lettura cinematografica di Orfani/Ringo e della velocità di fruizione dell’albo. Eppure siano reduci da tre numeri (Nulla per nulla, Città aperta e Il numero quattro) in cui i personaggi hanno tanto da raccontarsi, da psicoanalizzarsi e in fin dei conti tutto il non detto è stato lasciato alla maestria dei disegni. In All’ultimo respiro in cui c’è davvero poco da dire perché il paradigma è agire, i protagonisti continuano a parlare ininterrottamente.

WE CAN BE HEROES

Ringo#5_05I ragazzini giocano alla guerra mentre il Signor Ringo si prende una bella pausa dal mondo. E parlano, e parlano ancora. Parlano, pensano e agiscono. Una perfetta combinazione di elementi che riesce a salvare la pelle di tutto il circo itinerante di Orfani. Il mio pupillo Nuè (continua ad essere lui il mio preferito!), ha la sua dichiarazione d’intenti a portata di mitragliatrice,”Per una volta saremo noi gli eroi“. Sostanzialmente siamo di fronte ad uno spartiacque: Ringo ha salvato la pelle innumerevoli volte a Seba, Rosa e Nuè, è tempo di fare Team up e agire tutti insieme. Basta essere deboli, nessuno è l’ultima ruota del carro.

La sequenza iniziale ha quasi dell’irreale. Lo scorso numero si era chiuso con un cliffhanger fortissimo. Ovviamente potete benissimo immaginare che tutto (alla fine) fila liscio. Vin Diesel versione Fast & Furious che incontra Herbie il maggiolino Disney sono la risoluzione più rocambolesca di questi primi cinque numeri. E dato che siano italiani, e siamo in Italia, di una cosa siamo sicuri: la Fiat sopravvive alla catastrofe e sforna modelli truccati di Cinquecento. Altro che The Italian Job, siamo di fronte alle sequenze di azione più lunghe di tutta la serie. Non c’è respiro, mentre i nostri si salvano da una strana variante di Corvo (nessuno degli Orfani della prima ora. Immaginate, potete – intuirlo), arrivano a Lucca.

La tranquillità, anche in una città ormai fantasma ma lontana dalla fatiscenza del resto del mondo, non è contemplata. Azione! Azione! Azione! Mica stiamo leggendo una serie di borbottoni dramapsicosociologici. L’iconografia della città regina del fumetto è bene rappresentata dalla Torre Guinigi e dal ponte della Maddalena (Borgo a Mozzano), noto anche come il ponte del diavolo.

Velocità anche per i disegni e i colori di Giovanna Niro che donano dinamismo alle tavole. Questo mese torna, dopo il numero 8 di Orfani, la matita di Davide Gianfelice. Perfetto per questo albo. Sia chiaro, è dura confrontarsi con la poesia e l’emotività degli ultimi due autori (Ambrosini e Massacci), eppure Gianfelice non stona. Perfetto per tutte le scene d’azione, che come già detto, sono davvero tante. Non sono particolarmente entusiasta della resa di alcuni personaggi, Seba in alcune vignette è realmente una scimmia!

Questione Corvi: sono pericolosi. Troppo, e più si evolve la storia, più la Juric intuisce che non riesce a tenerli a bada. Vedremo questa insurrezione di morti cibernetici e letali in quale punto della storia troverà il suo epilogo.

CAMBIA LA TUA ANIMA CON UN CLICK

Ringo#5_25Il momento della crescita questo mese tocca a Rosa. Lo scotto di confrontarsi con lo schifo in cui è precipitato il mondo, questo mese è tutto per Cappuccetto Rosso. Chi decide di non agire e di cristallizzarsi nello spazio e nel tempo non merita la vita, e Rosa gioca quasi a fare le veci di Dio. Un semplice click e decide chi vive e chi muore.

Tutto è orchestrato perché sia lei la regina protagonista di All’ultimo respiro.  È lei che usa l’arco di Ringo, è lei che mette in riga i due contendenti del suo cuore, è lei che in solitudine pensa alle sue azioni.
Anche questo mese il Toto-figlio (a cui vi invito a partecipare, con tanto di motivazioni). Che sia la cinica ragazza dai capelli rossi la figlia di Ringo e Barbara? Bella responsabilità avere un padre guerriero. A mezzanotte a casa! Altrimenti ti tocca il Corvo Sam! E allora son cazzi amari.

 
ORFANI: RINGO #3 – Città Aperta
Orfani 1: L’inizio
Orfani 2: Bugie
Orfani 3: Verità
Orfani 4: La fine

Luigi Formola

27 Luglio 1986. Musicista, scrittore e comunicatore. All'età di otto anni si diverte a riscrivere i climax di molti film. A dodici anni sceglie Dylan Dog come costante della sua vita. A vent'anni, l'università, Scienze della Comunicazione, una tesi sulla correlazione degli stili di vita e le marche. Nel 2013 studia sceneggiatura alla Scuola Internazionale di Comics di Roma. Nel 2015 e 2016 tiene un ciclo di lezioni sulla scrittura al S.O.B. per il corso di perfezionamento "Editoria per l'infanzia e il pubblico giovanile". Attualmente, collabora con la NPE, come traduttore e autore, è al lavoro sul primo romanzo con l'agenzia letteraria TZLA, e scrive un fantasy su Wattpad dal titolo "Ray Owlers, oltre il buio."

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Nessuna risposta

  1. Francesca Sperelli ha detto:

    Bella recensione, come sempre.
    Più che Fast and Furios a me è venuto in mente il Futurismo, sia come visione del mondo (“Vogliamo bruciare le biblioteche”, vale a dire il futuro è sempre avanti, era destino che le guardie di Lucca fossero distrutte dal gruppo di Ringo e che i ricchi rinchiusi nel bunker dovessero eliminati) sia come arte (i rumori degli spari, le bombe, le accelerazioni della 500 e le urla mi hanno fatto venire in mente le poesie di Marinetti e del primo Palazzeschi). Per quanto riguarda Rosa, se da un lato Mauro Uzzeo offre al lettore un lato intimo della ragazza, Roberto Recchioni ne da una molto cinica: non ci pensa due volte a premere un bottone e a uccidere i ricchi ibernati. Come hai detto tu, le motivazioni possono anche essere giuste, ma si è comportata giocando a essere Dio in un modo non molto diverso dalla Juric. Perciò, secondo me non è la figlia di Ringo: egli non decideva secondo coscienza chi doveva vivere e chi morire, eseguiva gli ordini quando erano un soldato. Nel momento in cui ha dovuto prendere la tragica decisione di uccidere i suoi amici, l’ha fatto lacerandosi l’anima e ritenendosi comunque di stare dalla parte del torto (non si spiegherebbe altrimenti il senso di colpa latente nella seconda stagione). Rosa, a mio avviso, è vittima di un processo di disumanizzazione che, al contrario di Nuè, la sta rendendo sempre più fredda e cinica. Mi auguro che sia Nuè il figlio di Ringo (non sopporto Seba): ha imparato a conoscere se stesso, rappresenta la parte sensibile e poeta di Ringo (che aveva seppellito un quaderno di poesie sotto una pietra) ma ha capito che è tempo di diventare uomini.

  2. Nicholas Venè ha detto:

    Bellissima, Luigi. Scorre rapida e concitata come l’albo, complimenti.

    Le sensazioni che mi ha dato sono le stesse, compreso il rimando a Fast & Furious e la sensazione che sia Rosa la figlia di Ringo. Ha piglio, sa sempre cosa fare, le sue battute sono sferzanti e non si presta a troppi discorsi. È molto concreta e non si perde nella forma. Seba, invece, sembra “scimmiottare” Ringo, consapevole che non potrà mai esserlo. Sensazioni mie, in ogni caso, probabilmente pippe mentali.

    Riguardo Gianfelice, l’ho apprezzato davvero tantissimo.

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