Outcast #3 – Ricevi il tuo marchio

Terry mi voleva bene più di quanto tu abbia mai creduto.
Eri un buon amico, Luke. Io invece non lo ero. Per niente.
– da Outcast #3

Outcast05_coverUNA MARCIA INFERNALE

Due mesi fa avevamo lasciato Kyle Barnes e il reverendo Anderson in compagnia dell'”adorabile” Blake Morrow, un uomo impossessato dal demonio che ha ucciso in maniera brutale la moglie dell’amico Luke Masters. Con questo albo, intitolato Ricevi il tuo marchio, si chiuderà il primo ciclo narrativo di Outcast.
Anticipare qualcosa sulla trama senza fare antipatici spoiler è praticamente impossibile vista la velocità con cui si divorano le 42 pagine che compongono questo fumetto. Sappiate soltanto che tutto è destinato a cambiare dal prossimo numero, vi basti ciò. È molto utile, dato che siamo al primo giro di boa, tirare le somme su questa intrigante serie di cui vedremo il realizzarsi anche sul piccolo schermo.
Ciò che più lascia spiazzato il lettore assiduo di Kirkman è il totale cambio di ritmo nella narrazione: avete presente la tachicardia che provate durante la lettura di The Walking Dead, Invincible o Thief of Thieves? Scordatevela. Outcast ha un incedere lento e particolarmente introspettivo, una vera e propria marcia infernale. Ciò non significa che questo fumetto sia un prodotto più scadente di quelli sopra citati, tuttavia se ne discosta sensibilmente.

UN PROTAGONISTA ANCORA DA INQUADRARE

Di Kyle Barnes non conosciamo moltissimo e, nel corso della storia, non brilla per iniziativa d’azione. Diciamo che Kyle è un protagonista come potrebbe essere Harry Potter (tranquilli, non sono impazzito), nel senso che tutto ruota inevitabilmente intorno a lui, tuttavia Barnes subisce gli eventi, in un certo senso ne è vittima.
Dal prossimo numero qualcosa dovrebbe cambiare, in seguito ad un avvenimento di questo terzo albo. L’impressione è quella che Outcast sia una serie che più di altre si prende i propri tempi, senza fretta alcuna.
Il lettore durante la lettura sarà spaesato esattamente quanto il tormentato Kyle, tuttavia non potrà fare a meno di volerne di più ed “investigare”. Ciò che colpisce in maniera violentissima è la potenza raffigurativa di Paul Azaceta: sfogliando un albo di Outcast possiamo quasi sentire l’odore di muffa di vecchie case in legno e di pioggia sui viali deserti. Possiamo ascoltare il silenzio assordante proveniente da ogni singolo e tormentato personaggio.

METTERE LA FIDUCIA IN UNA BOTTE DI FERROoutcast-cover2

Vorrei rassicurare tutti coloro i quali temono che questa serie sia destinata a risultare noiosa: solo Kirkman sa quanto sarà in grado di farci ca$%&e addosso dalla paura. Avete presente quando durante la visione di un film stringete i braccioli della poltrona pronti a saltare in aria dal terrore? Questo è Outcast: un freno tirato, una tensione logorante che agisce sulla mente di chi legge e che sono sicuro, prima o poi, ci farà prendere un gran bel tremone.
Consiglio questo fumetto a tutti coloro i quali abbiano la pazienza e l’attenzione di intraprendere un viaggio più lento e sofferto rispetto quelli del fumetto d’azione, ne varrà senz’altro la pena.
Teniamo vicino a noi un cuscino per coprirci gli occhi, ne avremo sicuramente bisogno da un momento all’altro!


OUTCAST 3
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Compendium. The walking dead: 1
The walking dead: 1

Jacopo Cerretti

Classe '90, cresciuto a pane (tanto) e comics con approccio disinteressato, negli ultimi 3 anni ho sviluppato un vero e proprio amore per il fumetto grazie in primis all'indagatore dell'incubo, i colleghi di casa Bonelli e alle poesie grafiche di Gipi.

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