Platinum End #1, #2 e #3, il ritorno del duo Ohba/Obata!

Tutte le persone nascono per essere felici… e tutte quante vivono per raggiungere la massima felicità possibile.

“L’ultimo giorno di scuola, Mirai sceglie di farla finita e si getta da un grattacielo. Un istante prima di schiantarsi al suolo, un essere dalle sembianze angeliche lo salva da morte certa e gli comunica che il suo scopo è aiutarlo a raggiungere la felicità. Ma dietro c’è anche qualcos’altro…
Questo è fondamentalmente quel che accade nel primo capitolo di Platinum End, nuova opera del duo formato da Tsugumi Ohba (testi) e Takeshi Obata (disegni) che più volte hanno dominato le classifiche di vendita e di popolarità con le loro precedenti opere “Death Note” e “Bakuman”.

UN NUOVO DIO

Nasse, questo è il nome del salvatore di Mirai, è un angelo che ha scelto il nostro protagonista per partecipare alla competizione che sceglierà il nuovo Dio. 13 umani scelti da 13 angeli hanno 999 giorni per dimostrare il proprio valore utilizzando i poteri che i loro custodi gli hanno donato: una freccia rossa con cui avere l’amore incondizionato di qualcuno per un mese, una freccia bianca che uccide istantaneamente e ali con cui volare con facilità ad una velocità così incredibile da essere invisibile ad occhio umano. Inutile dire che tra queste 13 persone c’è chi, mosso da grandi ambizioni, decide di sfruttare questi doni per percorrere la via più breve per raggiungere l’obiettivo: eliminare gli altri 12 candidati e rimanere l’unico superstite.

IL MONDO COME SCACCHIERA

È qui, con la consapevolezza di questa possibilità, che Platinum End rimette a loro agio i lettori che hanno amato Death Note riportandoli in un mondo di regole e strategie per sopravvivere e vincere. Dopo un primo volume fondamentalmente povero di avvenimenti interessanti, nel secondo la serie decolla mettendo in scena i tipici ragionamenti cervellotici che sono un po’ il marchio di fabbrica di Tsugumi Ohba, che ha abituato i suoi lettori continui colpi di scena seguiti per filo e per segno da spiegazioni dettagliate dietro cui si nascondono pianificazioni dei personaggi precise al limite dell’impossibile. Platinum End è una lunga partita a scacchi con vite umane al posto dei pedoni e il potere di Dio come premio per lo scacco matto.

UN PASSO INDIETRO

Il parallelo con Death Note è facile ed anche molto immediato anche semplicemente ad una prima occhiata: la dinamica tra gli umani scelti e i loro angeli al seguito è facilmente assimilabile a quella tra i possessori del Death Note e gli Shinigami. Quello che manca della prima opera del duo è la forza prorompente che l’animava e che tanto ne avevano decretato il successo. Il nichilismo che faceva da scintilla a Death Note è qui sostituito da un pessimismo attorno a cui Ohba non riesce a costruire una tragedia che risulti verosimile, rifuggendo invece in una vicenda melodrammatica che risulta troppo forzata. Al centro di tutto vi è un protagonista adolescente assente di qualsivoglia fascino, un inetto la cui decisione di provare ad essere felice è animata da motivazioni ancora più banali e inverosimili di quelle che lo avevano spinto al suicidio. Al suo fianco una coprotagonista fotocopia di cui finora l’autore ha mostrato solamente la capacità di interpretare il ruolo della damigella in pericolo. Ben più interessante è invece l’aggiunta al cast dei “buoni” di Nanato fatta a cavallo tra il secondo e il terzo volume, un personaggio dai tratti psicologici e dalle motivazioni più impetuosi e per questo meglio adatti a reggere la scena. Ancora presto invece per parlare dell’antagonista, interessante soprattutto per la spavalderia ma ancora molto enigmatico nelle motivazioni.

Il tratto di Obata ha mantenuto il suo tipico stile caratterizzato da linee sottili, pulite e precise con cui ritrae sfondi e personaggi realistici e ricchi di dettagli. Rispetto al passato si è aggiunta una forte componente digitale negli effetti con cui tenta di arricchire i suoi disegni ma che invece poco aggiungono alle tavole, risultando spesso anche fuori luogo e male utilizzati come nella scena del primo capitolo in cui appare Dio che manca completamente l’obiettivo di dare solennità al soggetto realizzato ma che anzi risulta sgradevole perché troppo appesantita da effetti digitali. Deciso balzo indietro anche dal punto di vista del character design, abbandonato per ovvi motivi lo stile gotico che tanto bene aveva caratterizzato i personaggi appartenenti all’elemento sovrannaturale di Death Note, Obata sceglie uno stile molto sobrio per gli angeli caratterizzandoli solamente attraverso le diverse capigliature e fisionomie.

CONCLUSIONI

Uscito quasi in sordina a Novembre 2017 per Planet Manga, Platinum End è giunto al terzo volume con un quarto in uscita a Maggio. Se da un lato la nuova opera del duo Ohba/Obata può sicuramente appassionare i loro fan grazie alla molto ben riuscita riproposizione dell’elemento strategico/psicologico che tanto aveva appassionato i lettori di Death Note, è in tutto ciò che vi è attorno che Platinum End non centra il bersaglio rendendo per ora difficile replicare il successo delle due opere precedenti. La pubblicazione su Jump SQ, rivista a cadenza mensile, ha dato all’opera un ritmo molto meno serrato rispetto alle precedenti pubblicate su Shonen Jump, ne consegue quindi che dopo 3 volumi il conflitto tra il protagonista e il suo antagonista è a malapena entrato nel vivo. La speranza è che quindi, con un maggiore spazio per la caratterizzazione dei due, l’opera possa acquisire quella spinta che gli manca. Per ora è solo un divertissment fatto di strategie e colpi di scena.

Matteo Caronna

Studente di Lingue e Letterature Moderne a Roma. Inizia a leggere fumetti per caso e sempre per caso continua a farlo. Poi un giorno loro gli fanno scoprire la magia e stringono un patto con lui affinché inizi a scrivere recensioni e non li abbandoni mai.

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