Romanzo esplicito, l’anno zero di Fumettibrutti

Dopo di te, non ho più fatto l’amore.

Entrare a far parte del “circo mediatico” sulla scia dell’esplosione delle sempre più prolifiche pagine web a fumetti, la vera e propria miniera d’oro dei primi due decenni degli anni 2000 (tre nomi su tutti: Sio, Zerocalcare e Labadessa), spinge autori spesso emergenti a confrontarsi rapidamente con il mercato odierno, e l’impatto con la carta stampata è spesso altalenante, per giudizi di pubblico e critica. A livello editoriale – ma lo stesso errore è costato caro anche all’arrivo al cinema di YouTuber e web stars di ogni genere – spesso si cerca di limitarsi a trasporre su carta il prodotto delle pagine social, limitando e castrando qualsivoglia velleità artistica.

Fumettibrutti, al secolo Josephine Signorelli, rientra a pieno titolo nell’assioma “esplosione sul web – arrivo sul tavolo dei grandi editori”, ma il suo Romanzo esplicito è qualcosa di più, qualcosa di diverso. Dietro a una pura e sincera esplorazione dei suoi temi cardine, quello dell’amore (e in questo caso dell’abbandono e della sofferenza che ne conseguono), il sesso, la droga e il disagio giovanile, c’è una storia che fa della forte e cruda componente autobiografica, in tutte le sue tragiche verità e nelle sue parti romanzate, un’opera che diviene tutt’uno con chi l’ha realizzata.

RICOSTRUIRE E RICOSTRUIRSI

La storia si muove su due linee temporali parallele, quella del passato ambientato nella Sicilia dell’autrice e quella del presente, nella Bologna che si è trasformata in rifiugio dalla realtà e da tutto quello che l’ha ferita e trasformata. La forma è quella di un diario, di quelli in cui raccontiamo e nascondiamo pensieri – anche quelli più sconnessi e all’apparenza poco comprensibili, celandoli a chi, un giorno, potrebbe rubarcelo o prenderne possesso e scoprire quello che pensiamo realmente; tutto questo si tramuta in una storia, un racconto che con una trama orizzontale illustra il tema centrale dell’opera, ma che al contempo viene presentato sotto forma di storie brevi dalla lunghezza variabile.

Il punto focale dell’opera sono appunto le due facce dell’amore, quella più rosea e gioiosa e quella più affascinante nella sua pura componente narrativa: quella dell’abbandono e del disincanto, quella che dietro alle favole di principi e principesse raccoglie storie di persone mutate e asservite all’amore – anche nelle sue forme più morbose, disturbate e autolesioniste – dove si vaga tra il freddo del proprio corpo nudo contro quello di un altro, sconosciuto o meno, e dietro al fumo di una canna e di un rapporto consumato tra le lamiere di una macchina sporca in cerca di quel fuoco, di quella scintilla che sembra averci abbandonati per sempre insieme alla persona che li ha portati via con sé.

La vicenda ci viene raccontata nel pieno della sua esplosione, quando ormai qualsiasi traccia di cliché con ritorni inaspettati e da commedia americana è lontana chilometri, non c’è altro da fare se non guardare davanti a sé e lasciarsi trascinare dalle onde, per andare finalmente oltre e (ri)trovarsi e ricostruirsi pezzo dopo pezzo.

UN VIAGGIO ACIDO TRA LA SICILIA E BOLOGNA

Dietro una copertina porosa che richiama una delle vignette di maggior successo della pagina Fumettibrutti si nasconde in realtà un collegamento più o meno evidente al primo romanzo lungo della Signorelli. L’opera, rubando le terminologie a un ambito più squisitamente commerciale, si propone quasi come un anno zero della sua poetica, del cinismo e della violenza testuale delle tavole a quattro vignette, quasi un monito che vuole sottolineare “quella parte di me non c’è più, è stata scaricata in un cesso e probabilmente non tornerà mai più.“.

Romanzo esplicito in questo risulta essere un unicum nella carriera, seppur breve, dell’artista siciliana. Sono distanti l’ironia, che compare comunque a sprazzi tra una pagina e l’altra, e tutto il cinismo che ne ha decretato il successo e che è riuscito a cogliere, come una sorta di manifesto generazionale telematico, il favore e la benevolenza di pubblico e critica di tutta Italia. Si tratta di un libro con il quale lasciarsi alle spalle la Josephine degli inizi per abbracciare l’artista controversa e amata che oggi scala passo dopo passo le classifiche di vendite.

Che questo sia il vostro primo contatto con i “fumetti brutti” o meno, l’opera e il nome lasciano poco spazio all’immaginazione: quello che troverete all’interno è un flusso di coscienza che inonda come un fiume in piena le 144 pagine che compongono il volume, spesso con un tratto volutamente scarno e abbozzato, quasi come a voler rappresentare al meglio il contatto poco nitido con il ricordo da cui si vuole scappare.

L’IMPORTANZA DI CHIAMARLO FUMETTO AUTOBIOGRAFICO

Le pagine sono arricchite da una colorazione acida, con i toni del blu, del verde e del rosso, che nel loro climax culminano nel nero più profondo della disperazione. La sperimentazione di stili e tavolozze viene anche rimpolpata dalla presenza di fotografie e da un utilizzo quasi mai banale della tavola, che sottolinea lo studio più accademico del media con la voglia di stravolgerne gli schemi più rigidi.

Per creare una storia è bene prendere a grandi mani dal proprio vissuto“, spiegava Josephine in questa intervista che abbiamo avuto il piacere di realizzare nella primavera di quest’anno. L’autobiografia piegata allo scopo di ricerca di contenuti diviene una mera operazione narcisistica, nella quale ci si eleva su un fantomatico piedistallo in attesa che tutti siano pronti a ricevere la nostra storia, convinti che passa essere molto più interessante delle altre, quando in realtà nella maggior parte dei casi si è solo delle gocce in un mare sconfinato.

In questo, l’opera pubblicata da Feltrinelli Comics risulta unica proprio nelle sue non-autenticità: è un libro autobiografico, come molti se ne vedono all’esordio sulla carta stampata, ma proprio per la forte storia raccontata risulta essere un punto di vista diverso e fresco. È un libro che non è esente da difetti, ma che per la sua natura, che tende a “sovvertire” le regole classiche di un’opera di questo stampo, può risultare a un primo sguardo controversa. Romanzo esplicito è questo e molto altro, è un’opera che fa e farà a lungo discutere nel bene e nel male, perché è così che si fanno le rivoluzioni, lentamente e un passo alla volta.

Pietro Badiali

Nato e cresciuto con Batman-The Animated Series ed i film di Tim Burton mi approccio ai fumetti anche grazie ai supereroi. Alla 150esima resurrezione decido di lanciarmi anche in altri campi. Ora sono un onnivoro: manga, graphic novel, BD, comics...l'importante è la qualità.

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