Royal City #1 e i fantasmi di provincia di Jeff Lemire

Il più delle volte, vorrei salire su un treno e andare via da Royal City. Da qualche parte dove nessuno sa chi sono e posso essere chi voglio. Ma poi ci sono altri giorni in cui penso di essere proprio dove ho bisogno di essere. Come se ci fosse qualcosa di strano qui… Qualcosa che solo io riesco a vedere. E che ciò forse mi rende speciale e non un completo coglione.

La famiglia, i fantasmi del passato, la grigia urbanizazzione e la malinconia della routine dell’uomo. Royal City, serie in corso di pubblicazione in America sotto etichetta Image Comics (qui pubblicata da Bao Publishing), sembra raccogliere tutti i topoi della poetica a fumetti di Jeff Lemire, qui tornato nel ruolo di autore unico. Dopo aver raggiunto il successo con il fumetto dalla deriva più fiction, che lo ha portato ad essere catapultato nella vetta degli autori del comicdom mondiale per quanto riguarda il mondo dei supereroi, l’autore canadese torna a toccare il suo pubblico con un lavoro più introspettivo e intimista. Il malore di un padre riunisce i pezzi di una famiglia disfunzionale, per calarla in un contesto di decadente provincia industriale, una gabbia dove sarà difficile scappare da ciò che li tormenta.

IL FANTASMA DI ROYAL CITY

Facciamo sin da subito la conoscenza dei Pike, protagonisti dell’opera, sui quali la narrazione frammentaria fonda le sue basi. I genitori Peter e Patty, la sorella maggiore ed imprenditrice Tara, lo scrittore in impasse creativa Patrick e il più fragile ed autodistruttivo Richie. Tutti loro sono legati da un elemento sovrannaturale,  lo spirito del fratello e figlio scomparso Tommy. Ognuno di loro ha a che fare con i propri demoni: fallimento, divorzio, infertilità, dipendenza, solitudine e cinismo tutti rappresentati dal 1993 da quello che sembra essere a tutti gli effetti un fantasma sempre presente nelle loro vite.

Persone normali che affrontano drammi di tutti i giorni dunque, quello che qualcuno potrebbe definire come slice of life. Come spesso abbiamo imparato Lemire infonde ai suoi lavori più celebri, basta pensare a Essex County o Il Saldatore Subacqueo un elemento di quello che il critico Franz Roh aveva definito “realismo magico“, un quid narrativo in un contesto dalle tinte fortemente realistiche. Questo permette di fornire un twist surreale ed inquientante, capace di far uscire una storia dalle tinte fortemente classiche dai binari sulla quale sembrava destinata a procedere incessantemente.

TRA LE LINEE DELL’ACQUERELLO

Il dramma della classe media, il declino di una città che ha fondato la sua fortuna sull’industrialità che sembra dover lasciare a terra migliaia di famiglie (sulla quale la stessa Tara sembra voler intervenire con un piano di ristrutturazione) sono spunto per fornire alla narrazione un approccio più classico e letterario che richiama autori come Jonathan Franzen con il suo splendido Le correzioni – dove assistiamo anche in quel caso alla riunione forzata di una famiglia disfunzionale ed il suo lento crollo – o Gabriel Garcia Marquez.

L’acquerello, ormai marchio di fabbrica dell’artista canadese, è la culla perfetta per il dipinto di mediocrità e dramma della classe media che viene dipinto. Viene lasciato tantissimo spazio a quella che è l’importante presenza della recitazione facciale e i colori quasi desaturati quasi raccolgono lo “sporco” della provincia meccanica nella quale tutti i protagonisti vengono incastrati volenti o nolenti.

UNA BUONA PARTENZA

Royal City parte in maniera molto solida, chiudendosì con un cliffhanger conclusivo che lascia presagire presupposti interessanti per gli sviluppi futuri. Bao Publishing, che dovrebbe concludere la pubblicazione in 5 volumi complessivi, decide di adottare un solido volume cartonato dal formato che permette di apprezzare a pieno i disegni, capaci così di esplodere nella loro espressività.

Pietro Badiali

Nato e cresciuto con Batman-The Animated Series ed i film di Tim Burton mi approccio ai fumetti anche grazie ai supereroi. Alla 150esima resurrezione decido di lanciarmi anche in altri campi. Ora sono un onnivoro: manga, graphic novel, BD, comics...l'importante è la qualità.

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