Shadow Show, un viaggio nei racconti di Ray Bradbury

Non ho mai smesso di guardare il lago in tutta la mia vita, cercando, sperando di sentire ancora quel flebile suono della sirena della nebbia, e qualche volta l’ho anche sentito, ma è dentro di me, nel profondo del mio cuore. Un lungo grido muto per le cose che non sono mai accadute.

SHADOW SHOW

Ci sono scrittori che, in modo diretto o indiretto, hanno rivoluzionato la storia, l’immaginario collettivo e le proiezioni mentali di possibili futuri. Ray Bradbury è decisamente uno di essi. Sarebbe impensabile immaginare tutto lo scenario di saghe narrative, cinematografiche e video-ludiche se l’autore di pietre miliari come Fahrenheit 451 e Cronache marziane non fosse mai esistito. Saremmo tutti più vuoti, e avremmo meno dimestichezza con il termine distopia.

Ci sono storie, poi, che, mentre leggi, pagina dopo pagina, hanno un potenziale visivo che supera le parole impresse su carta. I personaggi prendono forma nella mentre facendo scintille con i circuiti neuronali, le cittadine diventano reali e si muovono da una regione cerebrale all’altra. All’interno della nostra mente prende vita un proiettore che trasmette ologrammi di ciò che stiamo leggendo. Ci sono storie, come quelle raccontate in Shadow Show, edito da Nicola Pesce Editore, che sono nate per essere trasposte attraverso l’arte sequenziale.

STORIE CHE OMAGGIANO STORIE

E cosa accade quando racconti che superano la realtà, che lasciano un senso di vuoto e di meraviglia, s’incontrano con disegni, colori e interpretazioni? Succede la magia. Shadow Show è, probabilmente, uno dei volumi antologici, più interessanti che siano comparsi sul mercato negli ultimi anni. Autori del mondo delle nuvole parlanti come Neil Gaiman, Eddie Campbell, Joe Hill e altri, riescono a omaggiare Bradbury mantenendo una coerenza con il loro solito stile.

Il compito era arduo: raccontare il modo in cui Bradbury avesse influenzato la loro formazione come narratori e in quale misura avesse plasmato il loro approccio con storie che vanno oltre la realtà. Semplice a dirsi, difficile a farsi e evitare di ripescare dal calderone infinito di Bradbury senza apportare una visione nuova e singolare. Invece, l’operazione riesce.

Il volume è composto da nove storie brevi che declinano, in modo diverso e originale, la fantascienza, lasciando che, racconto dopo racconto, trovi una vena più spaventosa, o più misteriosa, e in altri casi più correlata alla tecnologia, in altri ancora, al fascino segreto della natura e del principio di sopravvivenza. Anche i testi, riportati al termine di ogni singola storia, in cui gli autori raccontano il loro primo approccio, o del perché abbiamo amato Bradbury come scrittore, sono interessanti, rendendo il volume ancora più ricco di contenuti e spunti di riflessione.

LA RIVA DEL LAGO CHAMPLAIN

Dell’intero lotto, una delle storia migliore, sia per disegni, per la linearità narrativa e per impostazione, è La riva del lago Champlain scritta da Joe Hill e disegnata da Charles Paul Wilson III.

La storia è molto malinconica e cattura il senso dell’ingenuità dei bambini quando giocano nei boschi. In questo caso i bambini vanno a giocare sulla spiaggia e ciò che trovano è piuttosto affascinante. Hill evoca la gioia dei bambini mentre fanno una scoperta oltre alla contemplazione di raccontare agli adulti ciò che hanno scoperto. La storia inizia con un gruppo rumoroso di ragazzi rinchiusi in casa con una madre che gli urla di uscire e giocare. Da quel momento in poi, i ragazzi sono immersi nella scoperta, nel fascino della novità. Hill riesce a farci avere gli stessi occhi pieni di stupore dei ragazzini che si confrontano con una piccola rivoluzione delle loro vite. L’immaginazione di un bambino a volte può essere più grande della vita stessa, fino a quando Hill non ricorda al lettore che si trova tra le pagine di un racconto ispirato a Bradbury, e tutto cambia. Tutto precipita, e ciò che resta è un senso di vuoto e malinconia. Bello e sofferente.

 

I disegni di Charles Paul Wilson III sono piuttosto fumettosi come se si fosse ispirato a un cartone animato. I personaggi sono molto semplici,  nelle loro espressioni e il mondo, gli ambienti circostanti sono ben rappresentati. Ciò smorza la natura distorta del finale, ma serve moltissimo a rendere l’immaginazione dei bambini più divertente e credibile.

Se avete voglia di proiettarvi fuori da voi stessi, dalla realtà che si avvicina sempre più a un mondo governato dalle intelligenze artificiali e volete riscoprire il piacere di sognare e d’immaginare mondi che possono essere reali solo nella fantasia, costellati d’incontri impossibili, di uomini che predicono il futuro, di animali che vogliono divorarti mentre si è in balia delle onde, di persone che sono sostituite da androidi uguali in tutto e per tutto agli umani, questo è il volume giusto. Sognare, divertirsi, aver paura. Sensazioni così lontane, così vicine.

Luigi Formola

27 Luglio 1986. Musicista, scrittore e comunicatore. All'età di otto anni si diverte a riscrivere i climax di molti film. A dodici anni sceglie Dylan Dog come costante della sua vita. A vent'anni, l'università, Scienze della Comunicazione, una tesi sulla correlazione degli stili di vita e le marche. Nel 2013 studia sceneggiatura alla Scuola Internazionale di Comics di Roma. Nel 2015 e 2016 tiene un ciclo di lezioni sulla scrittura al S.O.B. per il corso di perfezionamento "Editoria per l'infanzia e il pubblico giovanile". Attualmente, collabora con la NPE, come traduttore e autore, è al lavoro sul primo romanzo con l'agenzia letteraria TZLA, e scrive un fantasy su Wattpad dal titolo "Ray Owlers, oltre il buio."

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