Recensione: Shipwreck, i nuovi orizzonti di Warren Ellis

Editore SaldaPress
Autori Warren Ellis (testi) e Phil Hester (disegni)
Prima pubblicazione 2016
Prima edizione italiana 2018
Formato 17 x 26 cm cartonato
Numero pagine 136

Prezzo 19,90 euro

Forse lei è solo il brutto sogno di qualcun altro.

È possibile dire molte cose dello sceneggiatore britannico Warren Ellis, tranne che ami star fermo. Nei suoi quasi 30 anni di carriera ha lavorato per qualsiasi editore con cui venisse a contatto, collezionando un numero quasi infinito di collaborazioni e storie realizzate. Era inevitabile quindi il suo incontro con Aftershock Comics, realtà editoriale nata nel 2015 e che nonostante i pochi anni di vita annovera già tra i suoi autori molti nomi di rilievo come Donny Cates, Brian Azzarello, Mark Waid e Garth Ennis. Da quest’incontro nasce Shipwreck, miniserie in 6 capitoli realizzata con i disegni di Phil Hester e pubblicata in Italia da SaldaPress in un elegante volume cartonato.

NAUFRAGO

Sopravvissuto per miracolo al naufragio di una nave proveniente da un altro mondo, il Dottor Shipwright vaga per una landa desolata guidato semplicemente dagli spostamenti di uno stormo di corvi. Il suo obiettivo è raggiungere l’uomo che ha sabotato la sua spedizione e trovare un modo per tornare a casa. Sin dalle prime pagine del volume, Shipwreck si presenta come un fumetto atipico e straniante. Il mondo in cui si sveglia il Dottor Shipwright è descritto dalle matite di Phil Hester con così pochi dettagli da risultare completamente indefinito mentre i colori di Mark Englert si preoccupano di dare alle ambientazioni un’identità puramente emotiva e mai geografica.

Ancora più straniante è la scrittura di Warren Ellis che abbandona più di uno dei suoi tratti distintivi per tentare di percorrere nuove strade. L’hard sci-fi e la speculazione scientifica fanno largo ad una fantascienza molto più misurata e pratica, mentre le battute taglienti con cui è solito riempire i baloon vengono sostituite da lunghi dialoghi enigmatici. È una scrittura riflessiva e contenuta quella che muove questo volume nato dal bisogno di Ellis di sperimentare con il minimalismo dello Slow Cinema, le cui influenze sono riscontrabili nelle molteplici sequenze mute presenti soprattutto nella prima parte del volume.

NEL LIMBO

Combinati questi due elementi, il vagare del protagonista assume quindi le connotazioni di un viaggio metafisico in un limbo che potrebbe benissimo essere l’aldilà, come le stesse vicende sembrano suggerire a più riprese. Un viaggio alla scoperta di sé che lo porta ad assistere a scene e scenari surreali, ad incontrare personaggi suggestivi e a fare i conti con le proprie ansie. La vita del Dottor Shipwright è stata dominata dalla paura, una paura quasi ancestrale per il futuro e per le proprie invenzioni che è sfociata in un bisogno istintivo di fuggire dalla società e dal mondo. Questa condizione miserabile si riflette anche nel modo con cui Phil Hester ne disegna il volto consumato: tratti granitici ed emaciati nascondono un paio di profondi occhi spaventati.

Le tavole di Phil Hester, oltre a regalare personaggi incredibilmente espressivi e scorci evocativi, si fanno notare per uno storytelling che sa osare. I personaggi entrano ed escono dalle vignette, dietro cui non esiste bianco o vuoto, e la narrazione prosegue spesso al di fuori di esse o ritagliandosi uno spazio all’interno di disegni più grandi. La sua linea spessa e spigolosa sembra scolpire le tavole nel nero inchiostro della pagina, piuttosto che disegnarle propriamente, ed è notevolmente valorizzata dalle chine di Eric Gapstur.

NUOVI ORIZZONTI

Il lavoro di Phil Hester e di Warren Ellis su Shipwreck si fa notare per come cerca di portare, a tentoni, il fumetto americano verso nuovi orizzonti e territori. È una sperimentazione che va di pari passo con l’evoluzione degli ultimi anni di Ellis, che si è fatto un nome per il suo stile esplosivo e tagliente su opere come Authority e Transmetropolitan ma che negli ultimi anni ha ceduto il passo ad un modo di raccontare più riflessivo e pianificato nelle sue storie creator-owned (vedasi Injection e Trees). Shipwreck si inserisce in questo solco e prova a fare il salto successivo, comprimendo quest’approccio in una narrazione più contenuta che fa della sua natura pacata ed enigmatica i suoi punti di forza. Da questo punto di vista, possiamo definire meravigliosamente riuscito il lavoro di Phil Hester nel valorizzare quest’approccio, ma non possiamo dire altrettanto di quello di Ellis. Lo sceneggiatore imbastisce nella prima parte una delle sue storie più evocative di sempre, ma non riesce ad abbracciare completamente quest’approccio e nella seconda parte si perde in una risoluzione molto più didascalica e classica. Shipwreck rimane comunque un esperimento incredibilmente interessante, da leggere sia per l’incredibile suggestività del viaggio raccontato che per conoscere quella che è probabilmente un’importante tappa nell’evoluzione di Warren Ellis.

PRO CONTRO
– Un esperimento interessante
– Atmosfere intriganti
– Bellissime tavole
– Esperimento non completamente riuscito

C4 MATITE:

Matteo Caronna

Studente di Lingue e Letterature Moderne a Roma. Inizia a leggere fumetti per caso e sempre per caso continua a farlo. Poi un giorno loro gli fanno scoprire la magia e stringono un patto con lui affinché inizi a scrivere recensioni e non li abbandoni mai.

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