Slots, la ballata di Stanley Dance

– Sei tornato?
– Sì, Les. Sono tornato.

Al grido di “I believe in comics!” la missione di Robert Kirkman è sempre stata quella di dare agli autori di fumetti che stima la totale libertà creativa e la possibilità di esprimersi al meglio, senza limiti di generi o sotto-generi. Ed ecco che in mezzo a supereroi, morti viventi, super-dinosauri, lupi mannari, cloni, esorcismi, mostri interdimensionali, vampiri texani, futuri distopici, fantasy scatenati, sci-fi ad alto voltaggio e intricate crime-story, la storia semplice di Slots potrebbe lasciare perplessi.

La vicenda di uno scalcagnato pugile al declino – bastardo di razza ma sotto sotto dal cuore d’oro – in cerca di un ultimo riscatto personale e familiare è infatti il tipo di storia che l’inossidable Kirkman ha permesso di pubblicare all’interno della sua Skybound (ormai fortissima etichetta all’ombra del colosso IMAGE). L’autore? Il “giovane” veterano dei comics Dan Panosian.

UNA LUNGA CARRIERA, UN ESORDIO IMPORTANTE

Americano di Cleveland ma di origini armene, Panosian inizia giovanissimo una gavetta in Marvel e DC e il suo nome diventa presto familiare a tutti lettori di comics agli albori degli anni 90. Il giovane Dan si fa le ossa come inchiostratore (soprattutto sugli X-Men) e poi disegnatore alla neonata Image, dove il suo stile ancora grezzo si adatta all’ infausta “estetica Liefeld” imperante all’epoca… seguono storie, copertine, ancora inchiostrazioni e un’importante carriera parallela come storyboarder e character designer per videogiochi, pubblicità, animazione e cinema. Infine un ritorno definitivo al fumetto, di nuovo in casa Dc, Marvel, Image e BOOM! Studios e un miglioramento stilistico impressionante di cui Slots rappresenta la punta di diamante. Lontano dai supereroi con cui ha intrecciato la sua carriera e forte di una storia semplice e sentita, il suo stile deflagra finalmente in tutta la sua potenza.

– Mi sembra un po’ troppo vecchio per quel mostro. Sai qualcosa che io non so?
– Se c’è di mezzo il mio vecchio, di sicuro non so un cazzo.

Sì, perché per Dan Panosian, Slots non è solo un nuova pubblicazione, ma il suo esordio come autore completo (sceneggiatore, disegnatore e colorista). Una storia semplice, dicevamo, e tipicamente americana: Stanley Dance è un pugile semi-finito, sbruffone e simpatica canaglia che ha incasinato di brutto la sua vita. Cercherà di rimediare in qualche modo, tornando a Las Vegas dalla famiglia e dagli amori che ha lasciato per salvare la loro attività dal temibile Les Royal, con cui scopriremo avere una storia alle spalle piuttosto tormentata. In questa impresa apparentemente impossibile, la sfida più grande: cercare di riallacciare i rapporti con il figlio Lucy, abile combattente di MMA che nutre disprezzo per un padre che non ha mai davvero conosciuto.

Il conflitto generazionale nella storia riecheggia i sentimenti contrastanti che lo stesso Panosian nutriva nei confronti del suo vecchio, ex pugile professionista divenuto poi grafico pubblicitario (come racconta l’autore nella postfazione del volume). Slots risulta quindi un’opera prima dalla doppia rilevanza perché, oltre ad essere una graphic novel dove l’autore si scatena, comprensibilmente, mettendo in un fumetto tutto ciò che ama (protagonisti magnetici e dolenti, incontri di boxe e MMA, donne bellissime, macchine polverose, e pittoreschi comprimari) possiede anche una valenza catartica, rivelandosi una lettera d’amore malinconica a un padre che se n’è andato troppo presto.

L’(ANTI) EROE DELLA STRADA

Ah, he sure was something…

Certo che era speciale…” Sono le parole di James Coburn nel ruolo di Speed, gambler organizzatore di incontri clandestini, mentre osserva andarsene sullo stesso treno fantasma con il quale era venuto il solitario Chaney, interpretato da Charles Bronson. La scena chiude la pellicola di culto ed esordio del grande Walter Hill “Hard Times” (da noi “L’eroe della strada”, 1975) mentre sale l’indimenticabile tema musicale di Barry De Vorzon.

In qualche modo, “speciale” lo è anche lo Stanley Dance di Slots, sbruffone dalla faccia di bronzo e irresistibile figlio di una buona donna, caratteristiche che lo fanno assomigliare molto di più al personaggio di Speed rispetto al combattente Chaney. “L’eroe della strada” è stata una pellicola fondamentale per Panosian, amata da lui e da suo padre ed è interessante notare quanto le due opere, seppur fondamentalmente nate e ambientate in epoche e contesti diversi (il film di Hill è ambientato nel ‘29 tra la New Orleans e le terre bayou dell’America della crisi economica, Slots è ambientato ai giorni nostri in una Las Vegas dai “turbolenti bassifondi”) abbiano forti affinità.

Sono esordi di due autori già a loro modo veterani dell’industria e con tanta voglia di mettersi in gioco: Hill arriva al suo esordio solista a “soli” 32 anni ma già con una lunga e densa gavetta da sceneggiatore e regista della seconda unità, Panosian ci arriva alla soglia dei 50 anni dopo la gavetta importante di cui abbiamo parlato. Entrambe sono storie profondamente americane e hanno il sapore di una ballata dolceamara dove vige una perpetua atmosfera crepuscolare: ultime occasioni, combattimenti, irriducibili losers e piccola criminalità.

Nel film fabbriche abbandonate, ferrovie fantasma, bar desolati; in Slots diners scalcagnati in mezzo al deserto, chioschi fumosi e appiccicosi di tacos, squallide palestre e casinò pacchiani in una Las Vegas accecante.

Ma il primo film di Hill è fatto di “piani lenti, tristi e liquidi, che si trascinano come la stranezza della notte, come un sogno malato” (Giuseppe Turroni “Americana 2”, Bulzoni ed., 1978), di immagini dalla bellezza scarna e di un’ essenzialità assoluta (mai più così assoluta nei film successivi di Hill). Si avvale di un montaggio chirurgico per le scene d’azione, assoggettato alle coreografe degli incontri e alle mosse del combattimento. Panosian invece sfrutta le tavole con uno storytelling fresco e audace, divertendosi come può in piani ravvicinati, dettagli, controcampi improvvisi e primi piani insistiti giocando abilmente con le espressioni dei personaggi.

Il suo “osare” tanto graficamente lo accomuna quindi al Walter Hill della seconda parte della carriera, quello dalle stile più fiammeggiante e barocco. Certe scelte di scansione ritmica delle vignette ricordano il montaggio musicale e alternato di uno “Strade di Fuoco”, i corpo a corpo sembrano la versione fumettistica di certe sequenze di “Johnny il Bello”, “Danko”, “Undisputed” o “Bullet to the Head”. In definitiva, a pensarci bene, Slots sembra essere un’opera hilliana nel profondo, il miglior distillato di una storia americana. E al pari di un film di Hill, come sottofondo durante la lettura starebbe divinamente la Musica di Ry Cooder. O in mancanza, Barry De Vorzon.

IL DIAVOLO NEI DETTAGLI

Una storia semplice, quindi, ma con il diavolo nei dettagli, quelli attraverso cui un disegnatore sa creare un’atmosfera,un mondo: il volto di una donna che mostra il tempo passato attraverso un riflesso deformato su un bicchiere di gin, lo sguardo perso di un ingenuo omuncolo per le grazie di una spogliarellista del casinò…Il corollario di umanità della storia è un mix di diversi incontri fatti dall ‘autore nella sua vita tra la Florida e New York. Panosian si diverte a far recitare con mille espressioni il piccolo sottobosco criminale, i reietti di Las Vegas; trova il modo di inserire i volti di suoi amici personali e perfino la sua (bellissima) moglie.

E da novello sceneggiatore, l’autore rivela un gran gusto nei dialoghi e nel ritmo di battute che piacerebbero a Hill o ai suoi storici collaboratori David Giler e  Larry Gross. Unico neo, un finale un po’ frettoloso, come se la durata di soli 6 numeri avesse costretto l’autore una risoluzione rapida. La cosa risalta di più all’occhio proprio perché in un fumetto del genere egregiamente costellato di sospensioni, di notturni urbani, di ampi spazi silenziosi nel deserto, contano i preludi prima ancora delle azioni e dei meri meccanismi narrativi. Ma si tratta di una facezia che non inficia il puro godimento visivo.

In Slots troviamo un mix di tante ispirazioni di Panosian: c’è Klaus Janson, Howard Chaykin, Neal Adams e Jorge Zaffino… un tocco disneyano nelle espressioni e una spolverata di Norman Rockwell. Per un artista autodidatta che si definisce “in un apprendistato continuo” è un risultato mica da poco. E sì, ormai possiamo parlare di uno stile alla “Dan Panosian”.

CONCLUSIONI

SaldaPress propone una splendida edizione cartonata disponibile anche in una prestigiosa variant limitata di 200 copie: una resa eccellente, approvata entusiasticamente dallo stesso autore. Il volume rende giustizia anche alla plasticità del colore e all’utilizzo classico e fantastico dei simil-retini che ben contribuiscono ai passaggi più emotivi della storia.

Slots suona come una ballata conosciuta. Come un buon pezzo rock orecchiato in un bar o un vecchio film iniziato alla tv da cui non riesci più a staccarti. Magari immagini già il finale, ma stai lì lo stesso e non vorresti che arrivasse mai.

E quando arriva, ti immagini che sarebbe perfetto chiudere il volume ascoltando un pezzo di Ry Cooder. O in mancanza, di Barry De Vorzon

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento