So Long, My World e la splendida fine dell’umanità

SO LONG, MY WORLD

Camminando tra gli stand al Modena Play si può trovare di tutto. Meeple dalle forme ambigue, sprue poco raccomandabili, tristi cadaveri di fustelle lasciate alla loro mortale filigrana e, soprattutto, quel gioco capace di rimanerti impresso per tutto il viaggio di ritorno e per i giorni a venire. So Long, My World è molto di più.

NON È LA FINE DEL MONDO

Poche ore ci dividono dalla fine dell’umanità. Qualcosa, qualcuno, o forse qualche evento inaspettato, determinante e definitivo, ha segnato il punto di non ritorno cui tutti dovremo far fronte. Ma il tempo stringe e la fine è ormai una preoccupazione vana. Come spenderemo gli ultimi attimi che ci separano dall’oblio?
Questa la domanda di fondo che ci pone So Long, My World, la perfetta commistione tra astratto ed esperienziale di casa Axis Mundi. Saremo infatti protagonisti di un’esperienza drammatica e profondamente emotiva tra il mondo terreno degli affetti e quello ultraterreno della spiritualità. Non ci sono veri vincitori e solo coloro che avranno raggiunto la maggiore coerenza emotiva alla fine del gioco potranno dirsi premiati.
Ogni turno vedrà i giocatori partecipi di uno tra centinaia di eventi presenti nel mazzo che porrà una questione morale cui far fronte, al netto delle conseguenze che la scelta avrà sul proprio personaggio, collocando poi un numero definito di token sentimento su specifiche Carte Visione. I giocatori potranno dunque, a turno, selezionare segretamente quale Visione visitare per raccogliere i sentimenti presenti (positivi, negativi e neutri), usarne l’effetto (descritto sulla visione stessa), pescare una nuova carta (tra i due tipi: Remnant Gestalt) o raccogliersi in un momento di meditazione e guadagnare un marchio Sol per poi sbloccare nuove Visioni. Le carte possono essere giocate durante le fasi segnate sulla carta stessa spendendo i token sentimento necessari, alterando il flusso di gioco. I round di gioco si susseguono fino allo scoccare della mezzanotte dove i giocatori faranno i conti con le proprie scelte: i punti, infatti, si determinano attraverso le carte giocate, i marchi Sol raccolti ma, soprattutto, con la coerenza emotiva seguita durante il gioco (positiva o negativa). Il tutto in poco più di trenta minuti.

NARRAZIONE ESPERIENZIALE

L’apparato meccanico che racchiude l’esperienza è un tanto semplice quanto brillante gioco astratto di raccolta e spesa: i sentimenti raccolti nelle Visioni, infatti, serviranno a giocare carte per intralciare gli avversari o migliorare la gestione delle risorse, oltre a fornire punti a fine gioco. È però il flavour insito in ogni componente contenuto nella scatola a determinare il successo di questo piccolo capolavoro della narrazione esperienziale. Vi troverete davanti ad ardue scelte morali durante gli eventi, come scegliere se spendere l’ultima ora dell’umanità visitando vostra madre o insieme alla vostra persona speciale (il vostro partner, un vecchio amico o anche  il vostro primo amore), per poi subire le conseguenze delle vostre scelte. Avrete a disposizione carte dal basso costo sentimentale (le Remnant), ma anche carte estremamente potenti (le Gestalt), capaci non solo di modificare il vostro indirizzo emotivo ma anche quello delle persone che vi circondano con effetti devastanti sul flusso di gioco. Senza contare i reami ultraterreni, Visioni sbloccabili attraverso un’intima ricerca spirituale, e molto altro. Il tutto impacchettato da disegni altamente evocativi, immagini oniriche e taglienti dai forti contrasti, e flavour text a volte decisamente tosti da affrontare, tra messaggi d’addio e conversazioni toccanti. Alcune carte potrebbero addirittura mettere alla prova gli stomaci più deboli (pur senza sfociare nell’esplicito) e, ammetto: qualche sussulto l’ho avuto anche io.
Questo perché So Long, My World è un viaggio nella psiche del giocatore, un’avventura dalle tinte malinconiche che metterà i partecipi di fronte alle proprie convinzioni, capace di lasciare un segno indelebile nella memoria. È un gioco che richiede, senza dubbio, una certa disponibilità da parte dei presenti al tavolo a mettersi in gioco poiché necessita di essere giocato lasciando da parte quell’imbarazzo che spesso ci porta a nascondere le nostre paure con battute e risate poco convinte. È infatti un’esperienza corale, i giocatori raggiungono pieno coinvolgimento quando tutti i partecipanti si immergono emotivamente nella narrazione, creando al tavolo un’atmosfera cupa e palpabile.
Non si tratta di un’esperienza facile e accessibile ma sicuramente funzionale e struggente. Un’esperienza che non volete – e non dovete – perdervi. Che siate un gruppo di amici, una coppia o anche un giocatore singolo, la scatola contiene tutto il necessario per affrontare un viaggio diverso da uno a cinque giocatori.
La modalità multiplayer è quella affrontata in questo articolo ma esistono la modalità in singolo, accompagnata da una campagna narrativa su più scenari, e una modalità cooperativa a due giocatori che vi metterà a dura prova: questa sfida, infatti, prevede che i due giocatori affrontino il gioco in totale silenzio, l’unica possibilità di comunicare è data da una carta che concede una sola parola.
Sono inoltre disponibili tre espansioni che aggiungono nuovi scenari e mazzi che forniscono ai giocatori nuove possibilità – e difficoltà – oltre alle carte Remnant e Gestalt; vi aggiorneremo non appena vi metteremo mano.
In conclusione So Long, My World entra deciso nel panorama degli indie esperienziali, ponendosi senza difficoltà al livello di giochi come Fog of Love, capace di unire perfettamente meccaniche solide, narrazione di alta qualità e componenti di role playing per dare vita a un’esperienza entusiasmante e memorabile, confezionata in materiali di alta qualità e, soprattutto, da abili mani che sapranno fare breccia nella psiche di tutti i presenti al tavolo.

Roberto Diglio

Sceneggiatore e, prima di tutto, accanito lettore di fumetti. Ho frequentato la Scuola Internazionale di Comics, progetto e scrivo molteplici fumetti, studio storia e analisi della nona arte. Ogni tanto dormo e sogno di diventare un autore famoso tanto da farmi insultare da quei maledetti recensori. Nel frattempo recensisco.

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