Recensione: Storie del barrio, vite perdute e ritrovate nella Spagna post Franco

Editore Tunué
Autori Gabi Beltrán (sceneggiatore) e Bartolomé Seguí (illustratore)
Prima pubblicazione Historias del barrio – Astiberri 2011 e Historias del barrio. Caminos – Astiberri 2014
Prima edizione italiana Novembre 2017
Formato 17 x 24 cm cartonato
Numero pagine 304 a colori

Prezzo 24,90 euro

Pensavo che non mi sarei mai adattato in nessun posto. Né nel Barrio, né nella mia famiglia… Questo era il mio incubo.
– Gabi

FOTO DI UN PASSATO PROSSIMO

Esistono delle opere che, grazie a fortunati allineamenti astrali, riescono a  trascendere la narrazione ludica pura e semplice per entrare a far parte di quella cultura della testimonianza di cui purtroppo si stanno perdendo le traccie. In Italia ci sono autori come Gipi che hanno questo straordinario talento e opere come Unastoria o Baci dalla provincia sono piccoli pezzi di storia messi su carta ad acquarello. In Spagna, anche in ordine alla tradizione fumettistica del paese, ci sono molti autori che possono vantare lo stesso talento ma, in questo caso, l’onerosa etichetta del narratore va al duo Gabi Beltrán e Bartolomé Seguí , rispettivamente sceneggiatore e illustratore del gioiello narrativo che va sotto il nome di Storie del barrio, l’opera che ci accingiamo a recensire.  Edita da Tunué nella Collana «Prospero’s Books» (# 74)  si svolge nella Palma de Maiorca degli anni 80, un periodo difficile dal punto di vista storico, nel bel mezzo della transizione fra il governo franchista, orfano del Caudillo, e il sognato rientro al soglio di Spagna di Re Juan Carlos I di Borbone, il sovrano che ha riportato la democrazia nel paese dopo 39 anni di fascismo. Si tratta di una raccolta di racconti brevi che lo sceneggiatore pesca fra i suoi ricordi di vita vissuta nel barrio di Palma de Maiorca che dà il nome all’opera e che lo ha visto bambino. Un posto dove vivere è difficile, dove prostituirsi è la normalità, la droga sta inesorabilmente facendo la sua comparsa e dove anche i bambini tentano di sopravvivere nel senso stretto del termine. Un romanzo con una forte impronta autobiografica senza però che questo renda l’opera una semplice lista di memorie aneddotiche. Ma procediamo con ordine.

RACCONTI E RICORDI

Le storie di questo graphic novel sono dure. Dure come la realtà di un quartiere degradato in un periodo di estrema crisi economica. Il barrio che diventa un mostro che ha già mangiato i suoi uomini, persi fra povertà e disoccupazione, mercato nero e alcol. E che vede donne,  vecchi e  bambini, tutti mischiati in ordine sparso in questo enorme tritacarne a cielo aperto. Lo sceneggiatore avrebbe potuto disegnare questo fumetto da solo ma, una volta capito per quanto tempo avrebbe dovuto fare i conti con i suoi ricordi, si è rifiutato. E da subito è facile capire perché abbia affidato l’illustrazione ad un altro artista. Eppure nonostante tutto non è un fumetto esplicitamente per un pubblico di adulti. È chiaro e si percepisce costantemente il tema pedagogico, fil rouge di tutte le storie, testimoniato anche dalla decisione di non utilizzare scene di particolare violenza nello sviluppo narrativo.  Seguí per parte sua regala un tratto di chiara scuola franco-belga,  tratto che in più di una tavola ricorda il Roca di Rughe o le atmosfere cupe dell’Alack Sinner di Munoz and Sampayo. In questa opera però le tavole perdono un poco della incisività e della pulizia che avevamo già visto ne Serpenti ciechi, per concentrarsi sulle scelte cromatiche e sulla rappresentazione dei personaggi, i veri protagonisti dell’opera. Il primo racconto, Portaerei, colpisce immediatamente il lettore come un pugno. Bastano le prime didascalie per dare idea e tempi narrativi. Le tavole sono divise in riquadri in maniera piuttosto rigida così come rigido è lo schema di lettura: didascalia, immagine dialoghi. Uno schema che rappresenta di per sé l’urgenza dell’autore di comunicare tutto quello che ha rappresentato, nell’ordine esatto in cui lo ha pensato. Il lettore viene quindi portato per mano lungo un percorso che alla fine lascia spossati ma perfettamente soddisfatti. Il barrio di Palma è un grande sfondo sfocato, i toni pastello che emergono dal grigio. L’autore gentilmente sposta sullo sfondo o in primo piano i protagonisti, per farci sentire meglio le storie che hanno da raccontare, e al termine gli spunti di riflessione sono veramente tanti.

DA AVERE

Storie del barrio, edito da Tunué nella collana «Prospero’s Books» (# 74), è un libro illustrato dove le parole sono state relegate nelle (molte) didascalie. Non è un’opera semplice ma è qualcosa da leggere e da conservare. La realtà descritta è uno spaccato di storia contemporanea molto diverso da quello che ci si aspetterebbe da una ambientazione anni ’80, qualcosa che in Italia si ricorda associato al secondo dopoguerra e che per l’isola di Palma de Maiorca invece è l’altro ieri.  Racconti come Il Signor Paco, Semafori , Decisioni,  andranno a colpire forte le corde del vostro animo che non ricordavate (o pensavate) di avere. E molto più forte colpiranno se siete genitori. Una edizione ben curata perfettamente adeguata al tenore dell’opera, volume cartonato che farà bella mostra di sé nella vostra libreria e che vale tutti i quasi 25 € che servono per portarlo a casa (un po’ meno se acquistate online o sul sito Tunué). Buona lettura!

PRO CONTRO
– Un fumetto intenso e adulto, se pur non rivolto esclusivamente ad una platea matura. Livello di sceneggiatura e grafico molto alto. – La lettura è volutamente organizzata in schemi piuttosto rigidi, e risulta complessa. Un libro a fumetti che deve essere letto e non può semplicemente essere sfogliato.

C4 MATITE:

Andrea Cattani

Figlio degli anni '80 (insomma...metà anni 70...), attendo l'arrivo di Daltaniuos per finalmente fuggire da questo pianeta, a mio parere, dominato da mostri. Ecco

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.