The Wizard Hat: ritorno alla genesi di The Rust Kingdom

Ora, ora so…

 

Se c’è un autore che non smette mai di sorprendermi, quello è Spugna. La capacità narrativa di questo giovane e talentuoso autore riesce a coinvolgere il lettore e trascinarlo nel mondo raccapricciante e onirico che ha tracciato per lui. Fin dai tempi di Una brutta storia abbiamo assistito alla creazione non solo di un peculiare tratto grafico e di stilemi ricorrenti dal punto di vista artistico, ma anche di piccoli ma precisi tasselli di un universo dotato di regole e caratteristiche proprie, che funziona come un meccanismo ben oliato. In letteratura, si chiama “operazione mitopoietica”: per i comuni mortali, una fottuta figata. Per questo oggi parliamo di The Wizard Hat, edito da Hollow Press.

CRONOSTORIA DI UN’EPOPEA

Ma facciamo un passo indietro. Primo fu The Rust Kingdom, ove il protagonista scalava gli strati della terra per arrivare in superficie, in un crescendo di mazzate e guerre contro esseri immondi. Il gusto per la violenza, le creature totalmente assurde e le scelte “registiche” nel focus sui dettagli o la presentazione dei balloon hanno reso questo volume uno dei must have di Lucca Comics&Games 2017. Venne poi Gnomicide – A Rust Kingdom’s Tale. Si trattava, più che di una storia parallela, di un vero prequel della pubblicazione precedente con una scelta di nicchia: utilizzare un linguaggio del tutto incomprensibile nelle vignette, lasciando al lettore l’interpretazione della storia solo attraverso il disegno. Benché non si tratti di una scelta mai vista prima, l’ottima costruzione fatta dall’autore permette a tale scelta narrativa di essere un valore aggiunto.

PIANI DI TEMPO E DI NARRAZIONE

Spugna però va oltre. Decide di portare le lancette ancora indietro, muovendosi a ritroso dal presente (The Rust Kingdom), al passato prossimo (Gnomicide) a quello remoto. The Wizard Hat è un tuffo nella genesi del capostipite della serie, un viaggio, come il capitolo precedente, quasi interamente muto, dove solo il disegno trasmette emozioni. Soggetto di queste nuove 48 pagine è un artefatto magico, dotato di vita, uno strumento potente nelle mani, o meglio, sulla testa giusta: il cappello del mago. L’occhio posto sul suo cono permette la conoscenza e la visione del futuro, un dono che va pagato carissimo se ottenuto.

Si noti come il filo cromatico di conduzione fra le tavole sia il rosa gelatinoso tipico dei mostri di Spugna, un colore che risalta sul bianco e sul nero, vivo, pulsante e pieno di ribrezzo. Esso prende la forma del ballon, confermando ancora una volta le scelte narrative dell’autore: il linguaggio non è più segno, non è rappresentazione, ma presenza. Spugna colpisce e affonda, per la terza volta.

Andrea Tondi

Filologo romanzo, vive nel suo mondo fatto di cavalieri e avventure mistiche nella foresta. Quando torna nel mondo reale, scrive di fumetti.

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