Recensione: Tokyo Zombie, ju jitsu, wrestling e zombie

Editore Coconino Press
Autori Yusaku Hanakuma
Prima pubblicazione 2012
Prima edizione italiana 2018
Formato Brossurato
Numero pagine 159

Prezzo 18,00 euro

Non scappare più, lurido pezzente!

IL MONTE FUJI, I RIFIUTI E L’UOMO MODERNO

Una delle prime cose che viene in mente pensando al Giappone è il Monte Fuji: il vulcano, che vede la sua cima innevata per 10 mesi all’anno è uno dei patrimoni dell’UNESCO più riconoscibili di tutto il Sol Levante. Chi ha provato a scalarlo però sa che il Fuji-san cambia volto. Un grosso cumulo di cenere nera e da sedimenti farinosi, circondati da un imponenete muro di cemento e spazzatura si stagliano davanti alle migliaia di persone che visitano il luogo. Yusaku Hanakuma, nel suo Tokyo Zombie si ispira a questo fatto portandoci in un mondo in cui il Vulcano dormiente di Tokyo non è altro che un cumulo di spazzatura, dove le persone vanno a gettare rifiuti ingombranti e a seppellire cadaveri.

Fujio e Mitsuo, i due protagonisti, decidono di andare a seppellire il proprio capo sul Monte Fuji dopo averlo ucciso. È evidente come l’autore cerchi sin da subito di criticare la deriva capitalistica che la società moderna ha percorso, non riuscendosi più a distaccare dall’utilizzo sfrenato e dal ricambio molto frequente dei nostri beni:  pare infatti che i morti si siano risvegliati perché la miscela di rifiuti tossici abbia contaminato i cadaveri del Fuji-san nero. Ju-Jitsu, wrestling e zombie sono le colonne portanti dell’opera più longeva di King Terry che ci porta in una Tokyo alternativa invasa dagli zombie, dove gli esseri umani si sono rinchiusi dietro mura di cemento per arginare i non morti. La società degli esseri umani è divisa tra signori e servitù: mentre i primi si annoiano, i secondi lavorano e si battono con gli zombie per il ludibrio dei ricchi padroni. È proprio in questo contesto che la maestria nel Ju Jitsu di Fujio emerge in maniera più plateale rispetto all’inizio del manga.

PASSIONE E DIVERTIMENTO: I PILASTRI DELL’HETA-UMA

Tokyo Zombie trasmette in maniera sana e genuina le passioni di Hanakuma che oltre ad illustrarci mosse prese dal wrestling professionistico e delle arti marziali, cita e sovverte la paura che i non morti incutono nel cinema horror di fine anni ’70: i movimenti lenti e compassati degli zombie non incutono alcun timore ai servi-gladiatori. La destabilizzazione del ruolo dei non morti avviene non solo sul livello del terrore puro, ma anche a livello comportamentale: gli esseri umani, senza televisione si annoiano terribilmente, la cui unica valvola di sfogo è vedere altri loro simili combattere ed essere sopraffatti dagli zombie.

La ribellione al tratto perfetto di alcuni mangaka è evidente, Hanakuma propone disegni abbozzati, quasi amatoriali: tutto questo però non è da considerarsi un difetto in quanto l’autore afferma che aggiungere costantemente linee nel disegno perfeziona la tecnica, ma fa svanire il divertimento genuino che si prova disegnando. La sovversione rispetto dei canoni stilistici del fumetto  nipponico che siamo abituati a vedere in occidente è evidente anche per quanto riguarda il plot scanzonato ed irriverente che, sfruttando una dimensione parallela, ci fa riflettere riguardo al consumismo capitalista moderno e alla noia che nascerebbe nell’essere umano spogliato di tecnologie e lavoro.

Le tematiche e il tratto sono tipici della corrente artistica dell’heta-uma che si potrebbe tradurre letteralmente come “senza talento ma sofisticato”  e questa definizione si cuce a pennello su Tokyo Zombie dato che la commistione dei disegni con le tematiche trattate riesce a divertire ed a stupire più di una volta anche con disegni grezzi ed abbozzati. Speriamo vivamente che Coconino porti altri manga del genere, specialmente Jonetsu Penguin no Gohan di Teruhiko Yumura, che ha visto anche la collaborazione di Shigesato Itoi (creatore della serie di videogiochi Mother).

IN CONCLUSIONE…

Il volume, già disponibile per l’acquisto, è la prima edizione italiana di Tokyo Zombie, mai arrivato prima d’ora nel nostro Paese: un ingresso in grande stile, visto che l’edizione realizzata da Coconino è, al solito, di pregevole fattura. Una copertina ben realizzata e le pagine spesse fanno da cornice ad un fumetto molto interessante, specie se amate le arti marziali, il wrestling, il trash voluto e il cinema dell’orrore anni ’70 (in particolar modo i film di Romero).

PRO CONTRO
– Iniziativa lodevole: è il primo Heta-uma ad avere una traduzione italiana
– Trama folle e divertente
– Pregevole fattura del volume
– Tavole grezze, ma efficaci
– Sebbene la grafica abbozzata sia voluta dallo stesso artista, alcuni lettori potrebbero non apprezzarla

C4 MATITE:

Pacione Bosconovitch

Pacione Bosconovitch è un losco figuro appartenente all'anonimo mondo del web. Ama parlare di videogiochi, sia vecchi che nuovi, ed ama viaggiare.

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