Verdi, l’amore spezzato – La Traviata, Otello, Aida

Libiamo ne’ lieti calici,
che la bellezza infiora… 

Oggi vi parlo di un interessante esperimento che unisce il fumetto ai classici teatrali scritti da Giuseppe Verdi, uno dei più famosi e illustri compositori che il nostro Paese vanta.

Stefano Ascari alla sceneggiatura e Alberto Pagliaro ai disegni e ai colori confezionano un volume  pressoché unico nel suo genere, gradevolissimo da guardare: le soluzioni visive e i diversi stili sono una delizia per gli occhi e si prestano bene a veicolare le storie. Anche dal punto di vista della sceneggiatura è stato fatto un ottimo lavoro, anche se ho delle riserve dal punto di vista dei testi. Ma andiamo con ordine, parlandovi della prima opera presentata ne L’amore spezzato.

LA TRAVIATA

Come ormai più o meno tutti sapranno, La Traviata è ambientata in Francia, nei pressi di Parigi, e ha per protagonista Violetta Valéry, una ragazza che ama frequentare il bel mondo e divertirsi alle feste, da poco guarita dalla tisi. La storia si apre a una festa che Violetta ospita, dove conosce Alfredo Germont, rampollo di una ricca famiglia, suo ammiratore recatosi spesso a chiedere notizie della ragazza durante la malattia. Mentre Violetta convince gli altri invitati a cambiare stanza, ha un malore. Se ne accorge Alfredo, rimasto indietro ad aspettarla. Mentre si sincera delle sue condizioni, le confessa il suo amore. Lei non si sente sicura di accettarlo, ma decide di regalargli un fiore e lo invita a riportarglielo il giorno seguente. Partito Alfredo, Violetta riflette sulla dichiarazione d’amore, ma non sentendosi in grado di provare vero amore si propone di vivere come ha sempre fatto, senza essere amata  davvero. I giorni passano, Alfredo è ospite di Violetta da diversi giorni. Viene a sapere dalla domestica che la sua padrona ha dovuto vendere tutti i suoi beni per riuscire a mantenerlo. Alfredo, preso dal rimorso, decide di andare a Parigi per sistemare gli affari della sua amata. Nel frattempo succedono due cose: Violetta riceve un invito a una festa della sua amica Flora e la visita inaspettata di Giorgio Germont, padre di Alfredo. Questo la accusa di aver sedotto suo figlio per spendere tutti i suoi soldi, ma lei prova la sua innocenza mostrando l’atto di vendita dei suoi beni per amor suo. Germont padre, pur convinto dell’amore sincero di Violetta, le chiede comunque di lasciare il figlio per rendere possibile il matrimonio della figlia minore, in quanto lo sposo si ritirerà dal vincolo matrimoniale se Alfredo non si presenta. Quello che le chiede è un allontanamento definitivo. Violetta, sfinita e disperata, accetta. Scrive una lettera per Alfredo comunicandogli la decisione e una al barone Douphol perché le faccia da accompagnatore alla festa di Flora. Alfredo torna, Violetta fugge. Letta la lettera e trovato l’invito di Flora, Alfredo, infuriato, la raggiunge. Alla festa Violetta supplica Alfredo di andarsene e cerca di convincerlo professandosi innamorata del barone Douphol. Esplode la rabbia di Alfredo, che chiama a sé tutti gli invitati e getta con disprezzo una borsa piena di monete ai piedi di Violetta, che sviene fra le braccia di Flora. Tutti gli invitati deplorano il comportamento del giovane; sopraggiunge Germont padre, che rimprovera aspramente il figlio. Douphont sfida a duello Alfredo. Due giorni dopo, il dottore comunica alla domestica di Violetta che presto la tisi farà il suo corso e che ormai alla ragazza mancano poche ore di vita. Al suo capezzale accorrono Germont padre e figlio, il primo che finalmente mostra rimorso, il secondo venuto a dire addio all’amata. Violetta dona ad Alfredo un medaglione con una sua immagine e gli chiede di ricordarla per sempre. Muore.

Ho apprezzato molto il fatto di aver usato i disegni degli ambienti come una vera e propria scenografia: sembra davvero di guardare La Traviata a teatro e rende tutto più suggestivo.

Mi è piaciuta l’espressività dei personaggi, prima fra tutti Violetta, che spesso viene messa a dura prova dai suoi malori, mettendole smorfie sul viso e borse sotto agli occhi. Non c’è la bellezza a tutti i costi e sopperisce alla mancanza di realismo quando si va a vedere l’opera a teatro. Mi hanno colpita tutti i riferimenti artistici delle scene, soprattutto gotici e i personaggi secondari rappresentati come dei Picasso. E anche i colori sono azzeccati, freddi ma vividi.

Personalmente credo la scena della morte di Violetta sia la più riuscita, è davvero bella e suggestiva da vedere, con gli spiriti che avvolgono la protagonista e addirittura anche agli ospiti.

OTELLO

Il protagonista, Otello, è un moro al servizio della Repubblica Veneta. Torna trionfante da una battaglia contro l’esercito turco. L’alfiere Iago, che odia Otello per aver nominato Cassio al suo posto come luogotenente, tesse una rete di insidie che porterà alla rovina il moro e sua moglie Desdemona. Prima di tutto convince Rodrigo, innamorato di Desdemona, a provocare Cassio, ottenebrato dai fumi dell’alcol. La prima parte del piano riesce, Otello punisce Cassio destituendolo dal suo incarico. Poi, dopo aver convinto Cassio a chiedere aiuto a Desdemona perché interceda con suo marito, insinua il dubbio nell’animo di Otello che i due abbiano un a relazione alle sue spalle. Desdemona ignara di tutto perora la causa di Cassio e inavvertitamente lascia cadere il suo fazzoletto. Viene raccolto dalla sua ancella, Emilia, moglie di Iago. È quindi facile per lui impossessarsene e raccontare a Otello di aver visto Desdemona concederlo al suo amante. Viene annunciato l’arrivo degli ambasciatori di Cipro a Venezia; Otello chiede a Desdemona di tergergli il sudore col suo fazzoletto, ma lei deve constatare, sorpresa, di non averlo con sé. Otello, furioso, la insulta e la scaccia. Intanto Iago fa avere all’ignaro Cassio il fazzoletto di Desdemona, e attira il moro a un incontro notturno. Da lontano, Otello vede Cassio parlare con Iago stringendo fra le mani il fazzoletto della moglie mentre sorride. Per il moro tanto basta.

Quella notte Otello entra nella camera nuziale dove dorme Desdemona; le intima di pentirsi dei suoi peccati, perché sta per trovare la morte. La donna cerca inutilmente di difendersi e muore soffocata da Otello. Accorre Emilia, che chiama aiuto e svela le azioni malvagie di Iago. Otello capisce troppo tardi l’errore commesso e si pugnala al petto, morendo.

In questo adattamento tutto è molto intenso e veloce: i dialoghi che si sovrappongono, i disegni dinamici (non a caso i disegni sono di forte ispirazione futurista), Iago che assume sembianze sempre più maligne e mostruose, spesso contagiando anche Otello. Il personaggio di Desdemona rimane, dall’inizio alla fine, un raggio candido di purezza, che si spegne solo all’ultima tavola. Un plauso anche ai colori, che sono un gradevolissimo miscuglio di tinte forti e sgargianti, alternate da altre miti e fresche, in un continuo climax visivo.

AIDA

La storia è ambientata nell’antico Egitto. Egiziani ed etiopi sono in guerra e Aida, principessa etiope, è prigioniera dei nemici. Ma la giovane è innamorata, ricambiata, da Radamès, un valente guerriero egiziano. Aida non sa di avere una pericolosa rivale, Amneris, figlia del faraone, che è costretta a servire come schiava. Amneris intuisce l’amore fra i due giovani e partito Radamès per una battaglia, le fa confessare con l’inganno il suo amore per il giovane facendole credere che sia morto. Confermati i suoi sospetti, la principessa s’infuria e le dice di stare al suo posto e che mai potrà competere con una nobile. Nel frattempo Radamès torna vincitore e con schiavi al seguito. Non sa che fra loro c’è anche il re etiope, Amonasro, padre di Aida. Il faraone chiede a Radamès cosa voglia come premio, e per amore di Aida il giovane chiede la liberazione degli schiavi. Il faraone accetta e lo nomina suo erede, concedendogli la mano di sua figlia. Ma tiene in ostaggio Aida e suo padre, per evitare che gli etiopi decidano di vendicare l’onta subita. Amonasro contringe Aida a farsi rivelare da Radamès la posizione dell’esercito egizio. Aida, divisa dall’amore per suo padre e la patria e quello che prova per Radamès, fa come le è stato ordinato. Radamès viene colto in flagrante mentre rivela in un momento di fiducia le informazioni. Viene condannato a morte per alto tradimento e verrà sepolto vivo in una cripta. La sentenza si consuma, Radamès è sigillato. Credeva di essere da solo, ma scopre che Aida si era nascosta nella cripta per morire con lui. Mentre Amneris piange sulla loro tomba, i due amanti si uniscono per l’eternità.

Qui i disegni hanno giocato molto sugli antichi disegni egizi, piatti e di profilo. Ma mentre questo vale per i personaggi, lo stesso non si può dire per le ambientazioni, che sono l’esatto contrario: spaziose, maestose e imponenti. I colori sono per lo più caldi e luminosi, sostituiti nei momenti più tragici da tinte più fredde e scure, primo fra tutti l’ultima notte di Radamès e Aida.

TIRIAMO LE SOMME

Ora che ho tessuto le meritate lodi dei tre adattamenti, posso esprimermi sull’opera in generale. Innanzi tutto ho davvero apprezzato l’innovazione e l’originalità di questo volume. Come ho detto sopra, ogni storia parla e fa parlare i suoi personaggi in modo unico e convincente, grazie alla regia e all’esecuzione dei disegni. Il trio delle protagoniste messe un accanto all’altra, ci mette davanti ad alcuni spunti riflessivi. Il fatto che, purtroppo, le morti delle eroine siano ancora attuali, essendo rappresentanti dei femminicidi che ancora si consumano ogni giorno, testimoniando la follia umana. E come questa follia sia in qualche modo banale, concludendosi sempre allo stesso modo. Tornando al volume in sé, Ascari giustamente ripudia il termine “riduzioni”, dimostrando come invece in questo adattamento abbiano espanso le tre storie in modi sorprendenti, pur accorciandone le vicende, mantenendone l’essenziale e grandiosa drammaticità. Non per forza si deve diminuire o semplificare il contenuto di un’opera per rendere partecipe un pubblico giovane. Tuttavia ritengo che si sarebbe potuto optare per una via di mezzo, dato che non è semplice capire fino in fondo i testi teatrali. Ci sono stati momenti di stanchezza mentale anche per me, che leggo da sempre di tutto in gran quantità, in cui ho dovuto sospendere la lettura. Non dico di modificare i testi, sarebbe folle e sicuramente non avrebbe giovato al risultato finale, ma avrei almeno aggiunto delle note. Devo dire che comunque le postfazioni alla fine di ogni storia chiariscono alcuni punti, quindi in fondo può andare bene anche così.

Per quanto riguarda il rapporto qualità/prezzo, stiamo parlando di un volume a copertina rigida, splendidamente realizzato, a colori, con ben tre storie a 24,90 euro. Direi che se vi piace il genere o volete guardare le famosissime opere di Verdi da altri punti vista, si può fare.

Elena Astarita

Mi chiamo Elena e sono un' accanita lettrice di libri e fumetti. Nel 2014 ho frequentato il corso di sceneggiatura della Scuola Internazionale di Comics di Reggio Emilia e da allora cerco di farmi strada nel settore. Mi piacciono tutti i generi di storie e mi piacerebbe riuscire a sperimentare ogni mezzo possibile per raccontare le mie.

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